Luigi Morcaldi ex compagno ancora perfettamente lucido nonostante tutto

Luigi Morcaldi ex compagno ancora perfettamente lucido nonostante tutto

Che sorpresa! Luigi Morcaldi, il gentilometro da 64 anni che ha pensato bene di fare a pezzi l’ex convivente Luciana Ronchi con ben 14 coltellate in via Grassini a Milano, zona Bruzzano, è perfettamente capace di intendere e di volere. Eh già, quella famosa perizia chiesta dai pm Giovanni Tarzia e Leonardo Lesti e firmata da un esperto incaricato dalla gip Lorenza Pasquinelli non lascia più dubbi: quello che ha orchestrato questo capolavoro di femminicidio, consumato il 22 ottobre 2025 a pochi passi dalla casa che condivideva con la vittima, non è un povero squilibrato.

Se ve lo state chiedendo, sì, la temuta “capacità di intendere e di volere” è stata confermata con tanto di timbro e firma, quel che nei giri giusti si chiama responsabilità penale. Non un dettaglio da poco, considerando la piega che prenderà questa tragica faccenda.

Ovviamente, il nostro eroe Morcaldi ha negato con convinzione di aver mai voluto ammazzare la sua ex. Nel consueto interrogatorio dopo l’arresto, si è detto solo desideroso di “spaventarla”. Perché, certo, niente dice “amore” come 14 coltellate e la vita stroncata davanti a casa!

E qual è la motivazione? Problemi economici, un odio sviscerato nei confronti di lei e del suo nuovo compagno. Insomma, un quadro sentimentale e finanziario da romanzo noir, condito da un pizzico di follia (ma non abbastanza per essere incapace di intendere). Morcaldi, che ormai vagava tra la sua macchina e un dormitorio, ha anche giurato che non ha mai pedinato l’ex compagna, che si sono incontrati “per caso”. Che coincidenza, vero?

Peccato che qualcuno si sia accorto di quella “casualità” tanto sospetta. La custode del palazzo ha riferito che lui si aggirava imperterrito davanti all’edificio anche la sera precedente al terribile fatto. Ma certo, sarà stata solo la sua sete di aria fresca notturna.

La solita storia del disagio e dell’odio: perché sorprendersi?

La vicenda di Luigi Morcaldi dimostra, come se ce ne fosse ancora bisogno, la redundanza del binomio odio e disperazione economica come miccia per le tragedie domestiche. E non ci si venga a raccontare che l’inasprimento delle condizioni di vita non ha peso in queste dinamiche aberranti. Un uomo che dorme in auto o in dormitorio, podestà ultima del decoro personale, che arriva a mettere fine alla vita dell’ex compagna, è la cartina di tornasole di un sistema che fallisce nel tutelare chi dovrebbe, e lascia sguarnite le vittime ma anche i carnefici.

Ironia della sorte, l’accertamento della capacità di intendere e di volere – che dovrebbe essere un passaggio tecnico e privo di emozione – diventa invece un macabro punto di svolta, perché assicura che la giustizia può finalmente cominciare a fare il suo sporco mestiere su chi ha deliberatamente scelto di usare un coltello come verbo finale del proprio rancore.