Il pane che costa un occhio della testa sta per diventare realtà, preparatevi al conto shock

Il pane che costa un occhio della testa sta per diventare realtà, preparatevi al conto shock

Il prezzo della pagnotta non è solo una semplice cifra sulle etichette del supermercato: potrebbe ben presto trasformarsi in un lusso quasi aristocratico per le famiglie italiane, grazie alla meravigliosa congiuntura internazionale che ci regala quotidianamente nuove sorprese.

Ah, i panificatori, autentici profeti dell’apocalisse economica del settore, hanno alzato la loro voce tramite l’agitata Associazione Fornai Milano, per informarci che il costo del grano è ormai deciso dai mercati mondiali – come se non fosse abbastanza complicato – mentre la parte più succosa del prezzo finale del pane, più del 60%, è imputabile alla “trasformazione”, ovvero all’energia e al lavoro.

E cosa suggerisce il governo in tutto ciò? Nulla di meno che interventi urgenti e miracolosi: crediti d’imposta sull’energia e calmieri sui carburanti agricoli, le panacee che dovrebbero salvare un settore che, se non, potrebbe spegnere i motori e mandare tutti a mangiare aria fresca – o aria condizionata, a seconda della stagione.

La produzione di pane, una vorace divoratrice di energia

Sentite questa: sfornare un pezzo di pane non è una passeggiata. Anzi, è un vero e proprio rituale energetico. Perché bisogna tenere i forni accesi a gas o elettricità – non si sa mai, magari per ore, a temperature da forno vulcanico, così da assicurarsi che quei pochi pani si trasformino in oro marrone croccante.

Si passa poi alla fase della lievitazione, che non è mica roba da poco: richiede celle a temperatura controllata, altro generoso bevitore di energia. Ah, e non dimentichiamo la distribuzione. Il pane fresco non si teletrasporta (ancora). Arriva su gomma, in comodi furgoni dell’alba, con costi che non fanno altro che gonfiarsi come palloni in primavera. E dimenticatevi i bei tempi in cui il grano arrivava gentilmente, senza far schizzare il prezzo del carburante alle stelle.

Con i rincari delle tariffe del gas, peggiorati da tensioni geopolitiche di cui non si sentiva il bisogno, molti coraggiosi fornai si trovano a un bivio che definire drammatico è un eufemismo: o alzano i prezzi per scongiurare il fallimento o abbassano la saracinesca e salutano il loro destino (e quello dei loro clienti).

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