Agenzia internazionale energia pronta a svuotare riserve colossali per tamponare l’incubo guerra in Iran

Agenzia internazionale energia pronta a svuotare riserve colossali per tamponare l’incubo guerra in Iran

E continua:

“I mercati petroliferi sono globali, quindi la risposta a grandi interruzioni deve esserlo altrettanto. La sicurezza energetica è il mandato fondante dell’AIE e sono lieto che i suoi membri mostrino solidarietà nel prendere insieme decisioni decisive.”

Insomma, un grande applauso per la solidarietà globale, mentre nel frattempo si registra che questo sacro grido di aiuto, purtroppo, probabilmente non basterà a compensare la perdita di quasi 20 milioni di barili al giorno che passano dallo stretto di Hormuz. Per chi vivesse su Marte, si tratta di quel minuscolo corridoio marittimo iraniano che connette il Golfo Persico col Golfo di Oman, attraversato da circa il 20% del petrolio e gas mondiale. In altre parole, un posto da cui dipende un bel po’ la nostra confortevole vita a benzina (o diesel, se preferite).

Come sempre, il prezzo del petrolio si comporta come un bimbo capriccioso: dopo lo scoppio della guerra il Brent, questa pregiata miscela globale, ha prima scatenato un rally fino a quasi 120 dollari al barile, per poi crollare giù sotto i 90, facendo girare la testa a tutti come in un giro sulle montagne russe.

E a dimostrazione che la saggezza non è distribuita equamente, il Giappone – quello che una volta veniva visto come modello di pianificazione energetica – si è avventurato nell’annuncio che libererà le proprie riserve di petrolio già dalla prossima settimana, giusto per non farsi trovare impreparato di fronte a un “livello eccezionalmente alto di dipendenza” dall’energia mediorientale.

Sanae Takaichi, il primo ministro giapponese, ha riferito ai giornalisti:

“Senza aspettare nessuna decisione ufficiale sul rilascio coordinato con l’AIE, il Giappone ha deciso di prendere l’iniziativa e rilasciare le proprie riserve già dal 16 di questo mese, con l’obiettivo di alleviare domanda e offerta sul mercato energetico internazionale.”

Nel frattempo, bisogna ricordare che i 32 Paesi membri dell’AIE detengono più di 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza, cui si aggiungono altri 600 milioni di barili in scorte industriali obbligatorie. Non male come arsenale per questa “crisi senza precedenti”.

Per chi se lo fosse dimenticato, l’anno scorso l’AIE ha già scatenato l’apertura di una riserva stimata di 182 milioni di barili per tenere a galla il mercato dopo l’invasione in grande stile dell’Ucraina da parte della Russia. Nel frattempo però la risoluzione dell’ultimo problema pare ancora ben lontana.

Insomma, seguite gli sviluppi con attenzione, perché questa è una vicenda che si evolve col brio di una tragedia greca ma con i gusti di una soap opera internazionale. E non scordate: l’energia è una questione troppo seria per non trasformarla in uno spettacolo ampiamente sorvegliato, monitorato e incasinato.

A quanto pare, la scatterella della guerra in Iran ha messo in crisi l’equilibrio precario del mercato petrolifero globale, spingendo l’inaffidabile Agenzia Internazionale per l’Energia a una “risposta d’emergenza” degna di nota: la liberazione di un colossale stock da 400 milioni di barili di petrolio dalla riserva strategica. Una decisione mai vista prima nella storia dell’agenzia, ovviamente senza un preciso calendario per la messa in vendita di questo straordinario tesoro nero.

Il rilascio, a quanto si dice, sarà diluito secondo le “circostanze specifiche” dei 32 Stati membri. E questa, che vi posso dire, suona già come la classica promessa vagamente lasciata al caso.

Fatih Birol, il grande orchestratore energetico, ha commentato con il solito entusiasmo diplomatico:

“Le sfide del mercato petrolifero che stiamo affrontando sono senza precedenti per portata, quindi sono molto contento che i membri dell’AIE abbiano risposto con un’azione collettiva d’emergenza di proporzioni inedite.”

E continua:

“I mercati petroliferi sono globali, quindi la risposta a grandi interruzioni deve esserlo altrettanto. La sicurezza energetica è il mandato fondante dell’AIE e sono lieto che i suoi membri mostrino solidarietà nel prendere insieme decisioni decisive.”

Insomma, un grande applauso per la solidarietà globale, mentre nel frattempo si registra che questo sacro grido di aiuto, purtroppo, probabilmente non basterà a compensare la perdita di quasi 20 milioni di barili al giorno che passano dallo stretto di Hormuz. Per chi vivesse su Marte, si tratta di quel minuscolo corridoio marittimo iraniano che connette il Golfo Persico col Golfo di Oman, attraversato da circa il 20% del petrolio e gas mondiale. In altre parole, un posto da cui dipende un bel po’ la nostra confortevole vita a benzina (o diesel, se preferite).

Come sempre, il prezzo del petrolio si comporta come un bimbo capriccioso: dopo lo scoppio della guerra il Brent, questa pregiata miscela globale, ha prima scatenato un rally fino a quasi 120 dollari al barile, per poi crollare giù sotto i 90, facendo girare la testa a tutti come in un giro sulle montagne russe.

E a dimostrazione che la saggezza non è distribuita equamente, il Giappone – quello che una volta veniva visto come modello di pianificazione energetica – si è avventurato nell’annuncio che libererà le proprie riserve di petrolio già dalla prossima settimana, giusto per non farsi trovare impreparato di fronte a un “livello eccezionalmente alto di dipendenza” dall’energia mediorientale.

Sanae Takaichi, il primo ministro giapponese, ha riferito ai giornalisti:

“Senza aspettare nessuna decisione ufficiale sul rilascio coordinato con l’AIE, il Giappone ha deciso di prendere l’iniziativa e rilasciare le proprie riserve già dal 16 di questo mese, con l’obiettivo di alleviare domanda e offerta sul mercato energetico internazionale.”

Nel frattempo, bisogna ricordare che i 32 Paesi membri dell’AIE detengono più di 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza, cui si aggiungono altri 600 milioni di barili in scorte industriali obbligatorie. Non male come arsenale per questa “crisi senza precedenti”.

Per chi se lo fosse dimenticato, l’anno scorso l’AIE ha già scatenato l’apertura di una riserva stimata di 182 milioni di barili per tenere a galla il mercato dopo l’invasione in grande stile dell’Ucraina da parte della Russia. Nel frattempo però la risoluzione dell’ultimo problema pare ancora ben lontana.

Insomma, seguite gli sviluppi con attenzione, perché questa è una vicenda che si evolve col brio di una tragedia greca ma con i gusti di una soap opera internazionale. E non scordate: l’energia è una questione troppo seria per non trasformarla in uno spettacolo ampiamente sorvegliato, monitorato e incasinato.

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