Tutto questo dopo il memorabile gesto di Madrid che, manco a dirlo, ha riconosciuto lo Stato di Palestina nell’aprile di due anni fa, scatenando un balletto di accuse e controsanzioni che farebbe impallidire qualsiasi ministro della Difesa… o almeno uno che voglia mantenere rapporti tranquilli con qualcuno.
Il provvedimento ufficiale – mica piccolo dettaglio, pubblicato sul fantasmagorico Bollettino Ufficiale dello Stato – è arrivato su proposta del solerte ministro degli Esteri José Manuel Albares, e ha ricevuto il sigillo regale del re Felipe VI. Ovviamente, non poteva mancare il caloroso ringraziamento alla diplomatica per i “servizi prestati”, perché così si fa quando si mette fine a una carriera in modo… diciamo, “signorile”.
Ricordiamo che Ana Salomon aveva avuto il piacere di essere invitata a tornare a casa il 9 settembre 2025. Il motivo? Uno scontro diplomatico con ancora più botte da orbi, scaturito da accuse da parte di Tel Aviv e dalle sanzioni hand-made di Netanyahu contro due illustri signore della politica spagnola: la vicepremier Yolanda Diaz e la ministra Sira Rego, formalmente messi alla porta con un divieto di ingresso nel Paese. Roba da far sembrare le punizioni della scuola materna quasi indulgenti.
Da quella tragicomica nascita del dissidio, le relazioni diplomatiche tra i due giganti si sono infatti ridotte a una versione penosa del minimo sindacale, con la missione in Spagna guidata da un incaricato d’affari israeliano piuttosto che da un ambasciatore a tutto tondo. Insomma, la qualità si è evoluta in un nulla di fatto.
Ora, con la revoca definitiva di Ana Salomon, Madrid deve decidere se puntare ancora sul diplomatico di prima fascia o accontentarsi di qualche viso sconosciuto che magari non infiammi ulteriormente i malumori di Netanyahu. Ma sapete com’è, il mistero rimane, e i giochi di potere tra ambasciate continuano a farci sorridere dietro le quinte della politica internazionale.
Un gioco di potere e contraddizioni in salsa iberica
Se pensavate di aver visto tutto nel teatro delle relazioni estere, questa storia vi farà cambiare idea. Il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di Madrid è stato in realtà il detonatore di un’escalation incontrollabile, perché mica si può dare un colpetto alla diplomazia senza che l’altra parte risponda con un sonoro schiaffo politico.
E cosa fa Israele? Impone sanzioni, banna dignitari e chiama fuori la sua ambasciatrice, trattando le controparti spagnole come se fossero avversari di un torneo di wrestling. Nel frattempo, Pedro Sanchez e soci si trovano intrappolati in una sceneggiata con un binario diplomatico che sembra correre verso il nulla.
Naturalmente, questa storia ha un sapore amaro, perché tende a rivelare quanto sia effimera la tanto sbandierata «solidarietà europea» quando si tratta di questioni geopolitiche spinose. La Spagna ha voluto fare la solita mossa da paladina dei diritti, salvo poi ritrovarsi tutt’altro che una protagonista rispettata in Medio Oriente.
Il tutto condito da un messaggio chiaro: puoi fare politica estera ma attento a non infastidire troppo, altrimenti ti ritrovi senza ambasciatore e con rapporti che non passano dal livello amichevole a quello dell’«incaricato d’affari». Insomma, una fregatura in salsa diplomatico-geopolitica.



