Come varcare senza inviti il rifugio antiaereo e il caveau segreto: la guida per chi ama il brivido dell’intrusione gratuita

Come varcare senza inviti il rifugio antiaereo e il caveau segreto: la guida per chi ama il brivido dell’intrusione gratuita

Ah, il glorioso Palazzo delle Finanze di Milano, quel gioiello degli anni trenta dove si respirava l’aria della burocrazia più incrostata. Quest’anno, per uno di quei momenti di illuminazione collettiva chiamati giornate Fai, il palazzone apre le sue maestose porte a chiunque voglia farsi un giro tra architettura fascista e statue che glorificano finanza, lavoro, stato e legge. Ovviamente, la prenotazione non serve: chi prima arriva, meno probabilità ha di entrare.

L’edificio, sito tra via Manin e via della Moscova 2, fu eretto con tutto il carico di presunzione tipico di quegli anni per “centralizzare” le pratiche tributarie della città. Il magnifico progetto venne supervisionato dal genio civile sotto la sapiente direzione dell’architetto Eugenio Marelli, che tra una carta e l’altra decise di ricoprire la facciata di travertino bianco e di piazzare al centro una torretta che, guarda un po’, sembrava un campanile comunale. Che messaggio subliminale ci sarà dietro, chissà.

Se vi aspettate un semplice tour, preparatevi a dei piccoli colpi di scena: si potrà infatti accedere a un rifugio antiaereo, probabilmente più frequentato negli anni bui del secolo scorso che dai turisti di oggi. Non mancherà una visita al caveau aziendale, custode di cimeli della storia finanziaria meneghina. Si passa poi per la “loggia della fortuna”, un nome che promette fortuna, peccato che l’unica vera fortuna sia evitare di dover pagare tasse. Questa veranda si affaccia sul cortile interno ed era pensata per le estrazioni del lotto; perché in Italia, anche il gioco d’azzardo aveva a che fare con il fisco.

I saloni principali vi incanteranno con le loro cupole in vetrocemento, un materiale che suona tanto moderno e che invece è un costume dell’architettura pubblica del primo Novecento, una sorta di mix di solidità e magniloquenza tra Europa e Stati Uniti. Per concludere, ci sarà un’ultima sosta nell’area dell’ex catasto, quel luogo mitico dove i sogni di molti proprietari svaniscono sotto il peso di imposte e burocrazia.

Ovviamente, l’evento ha un fine nobile: raccogliere fondi per la fondazione. Peccato che l’ingresso non sia garantito in caso di grande affluenza, così il popolo bue si accomoderà all’esterno mentre i soci Fai, quei fortunati appartenenti alla cricca privilegiata, avranno la precedenza. Ma che ci volete fare, il controllo del territorio – anche quello culturale – è un affare da élite.

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