Europa accende il primo data center microgrid a Dublino e ci prende gusto

Europa accende il primo data center microgrid a Dublino e ci prende gusto

Proprio lì, alle porte di Dublino, capitale dell’irreprensibile Iralanda, un datacenter ha deciso di fare il ribelle: è il primo in Europa a staccarsi dalla rete elettrica nazionale per funzionare con un microgrid “isolato”, quel coso indipendente che promette di mantenere accesi i server senza chiedere permessi o passare per inutili burocrazie.

Il Vecchio Continente, in preda al delirio per l’intelligenza artificiale, vuole incassare senza più aspettare tempi biblici di collegamenti alla rete elettrica, intoppi che ci trasciniamo da decenni. La Commissione Europea, nel suo ottimismo spinto, calcola che servano almeno 1,2 trilioni di euro d’investimenti entro il 2040, perché aspettare che qualcuno risolva i problemi è evidentemente troppo “slow”. E così certe aziende pensano bene di portarsi avanti da sole.

Il centro dati di Dublino, gestito dalla ben affiatata coppia AVK (specialista nelle soluzioni di erogazione elettrica) e Pure Data Centre Group, potrebbe essere il primo passo verso un ecosistema energetico privato e slegato dal malaffare della rete comune.

Microgrids: l’Isola che non c’è… o quasi

Ricordate i microgrid? Quei sistemi energetici localizzati che possono generare, immagazzinare e distribuire energia tutto da soli, come quei bimbi capricciosi che non vogliono più i giochi degli altri. Mentre in USA sono già il centro della movida energetica per i datacenter in espansione nelle calde terre del Texas e della Virginia, in Europa questo si profila come un esperimento tutto da seguire.

AVK e Pure DC si vantano di aver inaugurato a Dublino il primo datacenter europeo alimentato da un microgrid “vivente”, cioè attivo e indipendente.

Ben Pritchard, CEO di AVK, ha avuto la cortesia di spiegarlo a CNBC:

“Man mano che questi datacenter diventano sempre più grandi e il carico di lavoro AI si infigge nelle nostre vite quotidiane, la rete nazionale si stressa a dismisura. Quindi, è urgente cercare una soluzione alternativa.”

Peccato che non tutto sia rose e fiori: le regolamentazioni europee non sono proprio come tende di Barbie, facili da piegare, e senza contare che il successo a lungo termine di questi microgrid dipende da due piccoli dettagli banali: affidabilità e sostenibilità delle fonti energetiche.

Quando l’Irlanda dice “stop” e poi “forse sì”

La Repubblica d’Irlanda ha avuto la brillante idea di bloccare nuove domande per datacenter, colpevoli di succhiare più dell’energia di uno stato piccolo ma vivace. Nel 2024, queste strutture hanno ingurgitato il 22% dell’intera produzione elettrica del Paese, lasciando così senza fiato la rete nazionale.

Il gestore della rete elettrica irlandese aveva annunciato già a febbraio che soddisfare la domanda sarebbe diventato “una sfida” colossale, soprattutto con i consumatori che usano l’elettricità in modi del tutto nuovi. Bancando il cattivo, indicava proprio i datacenter come principalissimi colpevoli.

Passi avanti? Eh no. Nell’ultima parte del 2023, però, si è verificato un cortocircuito di pensiero: l’era delle AI ha rovesciato gli umori. E così il moratorio (quel bel “no grazie” per ulteriori strutture) è stato finalmente allentato.

Ora, le nuove realtà che vogliono collegarsi alla rete devono dimostrare di saper fornire “energia dispatchable” – cioè accendere e spegnere la corrente come meglio conviene alla rete nazionale – o di poter immagazzinare energia. In più, devono ricavare almeno l’80% del fabbisogno annuo da fonti rinnovabili, rigorosamente made in Ireland, come ordinato dal regolatore CRU.

Dawn Childs, presidente della Pure DC e una vera Signora (dama) dell’ingegneria britannica, ha raccontato a CNBC:

“L’alternativa in Irlanda era aspettare, e aspettare ancora, un tempo indefinito per poter collegarsi alla rete. E, anche oggi, questo è quasi impossibile. Creare un microgrid ci ha permesso di spostare avanti il progetto.”

Childs, che in bravura ha ricevuto pure un titolo nobiliare per i suoi servizi all’ingegneria, ha aggiunto che questa è sia una soluzione immediata, sia una scommessa sul futuro:

“Se dobbiamo restare isolati, ce la faremo benissimo. Però, il massimo sarebbe avere un collegamento alla rete, così da rendere tutto più sostenibile e da poter fornire servizi energetici alla rete di Dublino, la zona più critica d’Irlanda.”

Il datacenter di Dublino, capace di gestire sia carichi cloud sia AI, ha una capacità totale di circa 110 megawatt e un investimento previsto di quasi 1 miliardo di euro (si fa per dire, 1,2 miliardi di dollari).

Attualmente l’energia proviene da motori a gas naturale, ma con la possibilità di switchare all’olio vegetale idrotrattato (HVO) – ovvero carburante green molto chic. Hanno pure testato il biometano come sorgente energetica, perché oltre che indipendenti si devono mostrare ambientalisti.

Se il datacenter di Dublino riuscirà finalmente a connettersi alla rete, potrà offrire energia dispatchable e persino 20 MW di accumulo di batteria, sempre secondo Childs.

Isolati, ma futuristici

Il mercato globale dei microgrid vale oggi qualcosa come 29 miliardi di dollari. E la corsa europea all’indipendenza energetica dei datacenter è appena iniziata, con la speranza che non si trasformi in un ulteriore caos regolamentare e giuridico degno di un romanzo noir.