I conti del sistema sanitario lombardo sono, incredibilmente, “sotto controllo”. Parola di Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare, che si è affrettato a rassicurare il consiglio regionale nel bel mezzo di un turbine politico scatenato da indiscrezioni riguardanti un fantomatico “buco” di 1,6 miliardi di euro. A quanto pare, sarebbe la differenza tra ciò che la Regione Lombardia si aspetta di ricevere dal Fondo sanitario nazionale e ciò che il governo effettivamente riconoscerà. Un gap destinato a far impallidire qualunque bilancio serio, ma non per Bertolaso, che vede tutto come perfettamente in ordine.
Guido Bertolaso ci tiene a sottolineare che “la Lombardia è tra le pochissime Regioni che mantengono il bilancio sanitario in equilibrio”, grazie a una “attenta programmazione” e a un “presidio continuo della gestione economico-finanziaria”. E come prova? I bilanci delle Asst e delle Ats lombarde appena approvati, tutti rigorosamente in pareggio, proprio il 9 marzo scorso. Parole del nostro valoroso assessore, che ricorda ai più distratti che il 2026 è appena iniziato, quindi è “prematuro gridare al deficit”.
Quelle piccole crepe nel castello di carte
Naturalmente, non tutto è perfetto nel paradiso lombardo della sanità. Ci sono infatti quei “punti critici” che, di tanto in tanto, spuntano fuori come funghi velenosi: rinnovi del personale, spese per farmaci e servizi, digitalizzazione che ha più ritardi di un treno italiano, e non ultima, la costosissima attivazione delle strutture finanziate con il Pnrr. Sorpresa delle sorprese: “erano finanziate le opere, ma non le risorse umane” – c’è da rimanere basiti, davvero! Quindi, anche se oggi i bilanci balzano come funamboli, la Lombardia dovrà presto fare i conti con una “crescita strutturale” della spesa sanitaria.
La matematica e i sogni di Bertolaso
Se guardiamo alle stime davvero adatte a far sognare, il Fondo sanitario nazionale dovrebbe assegnare alla Lombardia per il 2026 la bellezza di 1,074 miliardi di euro, ma ehilà, a patto che i criteri non cambino, cosa che nelle trattative tra Regioni sembra più un miraggio che una certezza. E proprio su questo si apre un capitolo tutto da seguire: la riorganizzazione dei criteri di distribuzione potrebbe essere una mannaia sul budget lombardo, con possibili tagli e riduzioni da far tremare i polsi.
Guido Bertolaso ha gettato la palla nel campo della politica: “Si aprirà una discussione se saranno ipotizzabili riduzioni della quota-parte”, ha detto anticipando che tra giugno e luglio, con l’assestamento di bilancio, spunteranno le cifre esatte. Quindi, nulla di cui preoccuparsi… almeno per ora.
Opposizione: ma voi li leggete i conti?
Ovviamente, non tutti sguazzano nelle rassicurazioni di Bertolaso. Il capogruppo del Partito Democratico, Pierfrancesco Majorino, ha risposto con la grazia di chi vede il Titanic sprofondare mentre qualcuno sulla prua suona l’inno di “tutto sotto controllo”: “Siamo di fronte a un possibile buco serio, un problema che tocca il personale, il territorio e i cittadini. La difesa d’ufficio dell’assessore è totalmente infondata rispetto alle preoccupazioni”, ha sottolineato con un pizzico di sarcasmo dell’evidenza.
Nel coro delle critiche si è unito Onorio Rosati, capogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra, che ha chiesto maggiore trasparenza, soprattutto riguardo alla revisione delle tariffe extra-Lea e agli aumenti dei costi del personale legati ai servizi attivati con gli investimenti del Pnrr. E qui la vicenda si fa simpatica: “Questi aumenti non spuntano dai bilanci di alcune Asst, come ad esempio quella di Milano Nord. L’assessore dovrebbe essere più trasparente sulla situazione finanziaria”, ha affermato come un detective che ha appena scoperto tracce di un mistero irrisolto.
Nicola Di Marco, capogruppo del Movimento 5 Stelle, si è invece soffermato sui costi che non sembrano trovare copertura certa. Se per le spese farmaceutiche, per beni e servizi e per il personale potrebbe esserci qualche flebile speranza di copertura grazie all’attuale riparto nazionale, l’incognita più grossa rimane la mobilità sanitaria e gli aumenti tariffari delle prestazioni extra-Lea. In altre parole, cosa succede se non si trova un accordo? Il privato convenzionato potrebbe, con una mossa degna di un film drammatico, decidere di erogare solo le prestazioni più remunerative, abbandonando un pubblico già allo stremo. Divertente, vero?



