Nell’incantevole e sempre prevedibile mondo delle startup europee di intelligenza artificiale, adesso è il turno di Legora, la legaltech svedese che, manco a dirlo, ha appena incassato la bellezza di 550 milioni di dollari valutata circa 5,55 miliardi. Una vera e propria manna dal cielo per chi, evidentemente, ha deciso che gli avvocati possono finalmente delegare alla robotica la propria arte sottile di far valere le leggi.
Il round di finanziamento, denominato Series D – perché ormai si preferisce usare l’alfabeto per indicare le fasi della girandola dei soldi – è stato orchestrato da Accel con una guest list di investitori veterani tipo Benchmark, Bessemer Venture Partners, General Catalyst, e compagnia cantante, oltre a nuovi volti come Alkeon Capital e Bain Capital. Insomma, se sei un fondo importante e vuoi davvero sentirti parte di qualcosa di grande, la chiamata è arrivata forte e chiara.
La notizia non stupisce affatto considerato che Legora ha già fatto bolletta tre volte in meno di dodici mesi. Eh sì, perché qui la logica è semplice: più raccogli, più vali, più hai necessità di raccogliere. Un delicato circolo vizioso che, stranamente, in tanti considerano formula vincente del successo.
Un ecosistema europeo di AI che si fa largo a suon di miliardi
Non è il solo esempio di una settimana da incorniciare per le tech europee. Solo pochi giorni fa, l’azienda britannica Nscale ha annunciato un imponente round da 2 miliardi di dollari, una cifra che farebbe sobbalzare chiunque meno chi si sente già “lanciato” verso la conquista del mercato globale. E, come ciliegina sulla torta, l’ex guru dell’AI di Meta, Yann LeCun, ha messo insieme una startup nuova fiammante, Advanced Machine Intelligence Labs, che ha già incassato oltre un miliardo. Nel frattempo, la startup guidata da robot senza conducente Wayve ha fatto il botto a febbraio con una valutazione da 8,6 miliardi dopo aver raccolto 1,2 miliardi. Cosa chiedere di più?
Si parla di un giro d’affari ai limiti del surreale: 21,7 miliardi di dollari investiti nelle startup AI europee nel 2025, e a neppure due mesi dal 2026, il conto è già a più di 9 miliardi. Numeri da capogiro, per chi non pretende spiegazioni ulteriori.
Max Junestrand, CEO e cofondatore di Legora, si è sentito in dovere di condividere le sue illuminazioni:
“Negli ultimi dodici mesi, la velocità con cui gli Stati Uniti hanno adottato l’intelligenza artificiale ha superato di gran lunga ogni previsione: le grandi aziende e i team interni stanno passando decisamente dalla fase sperimentale all’integrazione totale dell’AI nei loro processi.”
Chissà se lo dirà anche ai propri clienti come pensa di “supportarli sul campo” mentre l’AI stravolge i loro workflow lavorativi. Nel frattempo, Legora non si accontenta del mercato europeo e si espande negli Stati Uniti con nuove sedi a Houston e Chicago, affiancandole a quelle già aperte a New York e Denver. La compagnia si prepara ad assumere come se non ci fosse un domani, con un obiettivo di oltre 300 dipendenti solo negli uffici americani entro la fine del 2026.
Insomma, tra serie D, miliardi che si accavallano e uffici a più non posso, sembra proprio che la regola aurea del mercato delle startup sia sempre la stessa: più misuri la crescita con i fondi raccolti, meno importa se poi tutto questo gigantesco castello di cifre produrrà un reale beneficio per chi utilizzerà queste tecnologie o se finirà tutto nel dimenticatoio delle mode tech usa e getta.



