Lorenzo Mirandola e la sua irriducibile ossessione per le aurore boreali: l’uomo che non smette di inseguire illusioni luminose

Lorenzo Mirandola e la sua irriducibile ossessione per le aurore boreali: l’uomo che non smette di inseguire illusioni luminose

Che vuoi di più da una passione giovanile? Mentre i bambini si rifugiano tra biciclette e palloni come se non ci fosse un domani, lui, Lorenzo Mirandola, decide che inseguire aurore boreali da 33 anni è la giusta definizione di hobby. Sì, proprio così, cacciatore di luci artiche nascosto tra i ghiacci dell’Artico, dove il cielo si tinge di verde e viola come una tavolozza di un pittore che ha deciso di strafare. Ovviamente, vive a Rovaniemi, la leggendaria città di Babbo Natale, da dove racconta come si sviluppa questa passione «non convenzionale» sotto la quale, a quanto pare, la tecnologia è impotente.

Vuoi sapere come nasce questa “follia”? Da bambino, alle elementari, l’interesse comincia come una semplice curiosità. Poi, mano a mano che il ghiaccio si fa strada nella sua vita e il freddo punge le ossa, questa curiosità muta in rispetto e infine in una possessiva ossessione per le luci del Nord. I genitori? Perplessi, ovviamente. Come si fa a non esserlo quando tuo figlio ti racconta di vivere la sua vita inseguendo spettacolini notturni sul cielo artico anziché, che so, farti un bel dottorato o diventare ingegnere? Poi, come in ogni favola a lieto fine, hanno capito: «Non era una fuga, era una ricerca». Adesso sono pure orgogliosi. Ovazione.

E la prima aurora? Non era esattamente il capolavoro di Botticelli, più che altro una luce verde sbiadita, timida proprio, e lontanissima. Ma il silenzio della notte e la sensazione che il cielo stesse comunicando qualcosa di vivo furono sufficienti a cambiare per sempre il suo sguardo sul mondo. E nonostante il freddo boia (quasi -2°C, ma lui è uscito in maniche corte e pantaloncini, perché si sa, il freddo è solo nella testa), la scintilla era già scattata.

Le emozioni? Non ci aspettiamo certo euforia da un cacciatore di aurore, ma quello che racconta è un misto di «stupore» e una calma quasi spirituale. Dimenticatevi la smania, la corsa sfrenata verso l’ultimo aggiornamento Instagram. Lui semplicemente osserva, in un’epoca dove il semplice “stare” sembra ormai un lusso raro.

Tra migliaia di aurore viste, le più belle sono quelle che non si possono spiegare senza un vocabolario ad hoc: un cielo completamente invaso da luci che corrono velocissime, con colori dallo smeraldo al viola fino a tocchi di rosso. L’apice? Quando sei l’unico all’incredibile festeggiamento visivo nell’intera Lapponia, dopo ore di noiosa attesa. Sembra quasi una punizione diventa improvvisamente un premio.

La tecnologia al servizio… del caso

Ora, non crediate che il buon Lorenzo si affidi solo a un colpo di fortuna o a quelle bacchette magiche da cartolina. No, la sua caccia è scientifica. Usa dati solari su attività e vento, il campo magnetico terrestre (già, sembra che il cielo abbia delle regole mica da ridere), oltre a modelli meteorologici sofisticatissimi. E per chiudere il cerchio, ha pure costruito un sito web insieme a un amico (certo, se non lo fa in rete un cacciatore di luci, che senso ha?).

Ma, attenzione, la tecnologia da sola non basta: «L’esperienza sul campo è la vera discriminante», dice Lorenzo, perfettamente consapevole che il meteo, i microclimi e forse anche un pizzico di fortuna fanno la differenza tra il successo e una notte da buttare. Tutto molto scientifico, ma allo stesso tempo – sorpresa – dipende da dinamiche che la scienza ancora fatica a spiegare con certezza.

Il riscaldamento globale: l’invitato scomodo agli spettacoli celesti

Ora, visto che non si può parlare di temi seri senza infilarci dentro il cambiamento climatico a mo’ di moda, Lorenzo fa notare che sebbene l’aurora boreale sia un fenomeno solare – quindi indipendente da queste faccende terrestri – le condizioni per ammirarla stanno diventando decisamente più precarie. Meteo impazzito, stagioni che fanno i capricci, ghiacci che non si capisce più dove finiranno: ecco la scenografia offerta dal riscaldamento globale.

E niente, la Lapponia la vede chiarissimo e, per una volta, questo cambiamento climatico non è una minaccia invisibile lontana ma qualcosa da cui anche i cacciatori di luci dovranno presto trovare una soluzione. Perché, per quanto bello sembri il fenomeno, senza cieli scuri e freddi… addio spettacolo.

Lei guida i turisti a caccia di aurore boreali? «Sì, li accompagno. Ma preferisco definirmi una portatrice d’esperienze, non di semplici “visite”. Non trascino la gente a “vedere qualcosa”, li conduco a vivere un momento unico, con tutto il rispetto e la consapevolezza del caso». E se l’aurora si prende una pausa e decide di latitare? «Succede puntualmente. Fa parte dello spettacolo. E spesso quelle notti silenziose, con il cielo tempestato di stelle e la natura tutt’intorno, sono comunque memorabili. Ah, e se non vediamo l’aurora, indovina un po’? I clienti non pagano. È sempre stato il nostro slogan fin dall’apertura».

Che cos’è esattamente questo fenomeno, spiegato alla buona? «Semplice: è l’incontro tra due campi magnetici, quello del Sole e quello della Terra. Quando si toccano, le particelle di plasma si spostano dal campo magnetico solare a quello terrestre, entrando nella nostra atmosfera. Lì incontrano soprattutto ossigeno e azoto. Gli elettroni caricano elettricamente questi gas, e quando rilasciano questa carica rilasciano anche un fotone: in parole povere, luce. Questo è il perché nasce l’aurora boreale. È un po’ come una gigantesca lampada al neon, però su scala galattica».

L’aurora boreale, insomma, colora il cielo notturno con uno spettacolo da lasciare a bocca aperta, che sembra il massimo del kitsch naturale, perfetto per il romantico o per chi ama le luci psichedeliche a costo zero.

Il 2026 sarà il summit delle aurore boreali, o forse no

Secondo lei, il 2026 sarà l’anno d’oro delle aurore boreali? «Beh, siamo nel bel mezzo del declino del ciclo solare, quindi le chance di assistere a aurore spettacolari sono piuttosto alte. Ma certezze in questo gioco non ce ne sono mai: tutto dipende da un mix di fattori perfettamente allineati, come quelle coincidenze troppo perfette per essere casuali».

Le aurore sono, com’è noto a tutti, cariche di miti e riti sparsi per le culture del Nord. «Sì, in effetti molte popolazioni le hanno sempre considerate spiriti, messaggi mistici o presagi apocalittici. Io non ci credo, ma rispetto profondamente il ruolo simbolico che hanno avuto per quei popoli». Interessante notare che lei ha scelto come base Rovaniemi, quel paradiso turistico riconosciuto come città di Babbo Natale. Curioso, vero? «Solo un’apparenza. Rovaniemi è un luogo sospeso tra fantasia e realtà, dove l’aurora si muove proprio in quella linea sottile: è reale, ma riesce anche a riportarti all’infanzia come poche altre cose».

210 aurore nel 2025: il mai banale incanto del cielo

Ha visto 210 aurore soltanto nel 2025. Non è una ripetizione insopportabile? «Mai. Non esistono due aurore uguali. È come guardare il mare o il fuoco: potresti fissarli per ore e non sarebbe mai la stessa scena due volte. La loro unicità è il punto forte del fenomeno». E il turista tipo che si avvicina a questo spettacolo per la prima volta? «Curioso, entusiasta, spesso affascinato. Sotto l’aurora siamo tutti uguali, e forse proprio questo è il suo vero potere». Tra i personaggi famosi che ha accompagnato? «Ricordo bene Marco Materazzi, che è venuto con noi in tour lo scorso gennaio. Quando la fama incontra il cielo artico, succede sempre qualcosa di interessante».

E i rischi, ci sono? «Se ti prepari, no. Ma l’Artico non è per chi si improvvisa: fa freddo, la distanza è enorme, il meteo è imprevedibile e le tempeste di neve possono trasformare tutto in un film dell’orrore. Serve esperienza, soprattutto quando si guida in queste condizioni». Difficoltà? «Ci sono state tempeste improvvise e freddo da far tremare i pensieri. Ma questo fa parte del vivere il luogo, non della ricerca di adrenalina a buon mercato».

E cosa la spaventa di più, bufere, orsi o lupi? «Il meteo, sempre e comunque. Gli animali sono parte dell’ecosistema e meritano il massimo rispetto. E no, niente grizzly aggressivi qui. Le bufere, invece, non aprono trattative e sono decisamente le peggiori compagne di viaggio».

Temperatura più bassa mai affrontata? «Un gelido meno 44 gradi. A quel punto tutto si ferma: anche i pensieri iniziano a rallentare». Episodio memorabile? «Una proposta di matrimonio sotto un’aurora improvvisa, fatta da un mio caro amico in una notte che sembrava persa in partenza. È in quei momenti che capisci quanto il cielo, pur non essendo controllabile, abbia le sue strategie perfettamente studiate».