Milano e il tram deragliato: non è malore, dice l’avvocato—e già vogliamo solo capire cosa altro si inventeranno

Milano e il tram deragliato: non è malore, dice l’avvocato—e già vogliamo solo capire cosa altro si inventeranno

La linea difensiva della signora Flores Calderon, che piange la perdita del compagno Ferdinando Favia nell’incidente del tram 9, sgretola senza mezze parole la romantica ipotesi che un improvviso malore abbia causato il disastro. Una perizia medica commissionata dal legale della parte lesa, Stefano Benvenuto, dichiara con tono perentorio che “l’incidente non può essere imputato a una sincope vasovagale”.

Il perito che lavora per la difesa ci delizia spiegandoci che il lasso temporale tra la salita sul tram e il botto (termine più adatto per sottolineare la gravità) è decisamente superiore a quello consentito dal celeberrimo svenimento vasovagale. Insomma, svanire così rapidamente come fa chi s’immerge nei tormenti di un calo di pressione? Non questa volta.

La favola della sincope vasovagale

Per chi non si fosse ancora appassionato ai misteri della medicina, la sincope vasovagale è un breve svenimento, innocuo e fugace come un sogno, provocato da un calo improvviso di pressione e ritmo cardiaco, solleticati da una serie di stimoli del tutto poetici: stress, dolore, stare in piedi troppo a lungo o caldo torrido. Questi episodi, come puntualizzato dal legale Benvenuto e accompagnato dal suo consulente medico, avvengono nel giro di pochi secondi dallo stimolo scatenante – non, per capirci, dopo aver percorso un’intera tratta di tram.

Il protagonista: il tranviere e il suo malore

Il nostro sfortunato tranviere, cinquantenne elegante nelle sue sventure, attualmente indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose – nulla di troppo pesante, insomma – ha raccontato la sua versione dei fatti: quel pomeriggio di febbraio, appena entrato in servizio, è uscito dalla cabina per aiutare un passeggero in carrozzina (perché la gentilezza non è mai troppa). Ma la carrozzina ha avuto un momento di ribellione, finendo per schiacciare l’alluce del suo piede sinistro, causando un bel trauma fisico e, presumibilmente, anche un trauma professionale.

La procura di Milano, ben decisa a non lasciare niente al caso, ha sequestrato le scarpe del tranviere per indagare se la sua narrativa sia più aderente alla realtà o a un racconto autoassolutorio. Risultato medico? Un alluce decisamente livido con un’unghia che ha deciso di prendersi qualche giorno di vacanza via distacco.

Il sequestro delle scarpe serve chiaramente a scovare prove inconfutabili: tracce di ruote di carrozzina, segni di una tragedia materiale che tanto materiale è stata.

Telecamere, dati e altri romanzi da carrozza

Come in ogni thriller che si rispetti, anche qui le telecamere interne dell’Atm potrebbero regalare qualche svolta clamorosa. Peccato che la videocamera puntata sul tranviere abbia deciso di rispettare le norme a tutela dei lavoratori, evitando di registrare immagini compromettenti. E pensare che qualcuno sperava in un po’ di azione!

Per non farsi mancare nulla, gli investigatori stanno rovistando anche nel traffico dati del nostro protagonista: dicono che non abbia usato il cellulare mentre guidava, meritevole segno di professionalità, e l’unica chiamata l’ha fatta solo dopo il deragliamento, per annunciare al mondo che un disastro era appena avvenuto. Chissà come l’ha presa chi l’ha ricevuta.

Insomma, tra rullate di carrozzine, alluci deturpati e telecamere diligenti, ci ritroviamo con una storia che ha più strati di un romanzo giallo che di un semplice malore. Una cosa è certa: dimentichiamoci le scuse romantiche del “mi sono sentito male” e prepariamoci a scoprire cosa si nasconde davvero dietro questo tram deragliato, con una precisione degna di un thriller all’italiana.

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