Russia conquista l’oro nel superG: Voronchikhina trionfa tra inno patriottico e sventolio di bandiera, come se ci fosse davvero qualcosa da festeggiare

Russia conquista l’oro nel superG: Voronchikhina trionfa tra inno patriottico e sventolio di bandiera, come se ci fosse davvero qualcosa da festeggiare

La propria vittoria nel supergigante standing ai Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 ha portato la 23enne russa Varvara Voronchikhina a fregiarsi del primo oro per la Russia nelle Paralimpiadi sulla neve da quando a Sochi 2014 qualcuno si era degnato di notare il tricolore. Con una performance da 1’15″60, la sciatriciotta originaria di Irkutsk in Siberia, già medagliata di bronzo sabato scorso in discesa libera, ha schiantato l’argento della francese Aurelie Richard a quasi due secondi di distanza. Sul terzo gradino del podio si è accomodata la svedese Ebba Aarsjoe, staccata di 2″04, perché l’emozione paralimpica non deve mai mancare.

I mitici Giochi paralimpici di Milano Cortina hanno rappresentato il trionfale ritorno dello sport russo all’insegna dell’inno e della bandiera nazionale, dopo due sospensioni olimpiche di cui una dovuta a doping e l’altra, ciliegina sulla torta, a una simpatica invasione militare in Ucraina. Ovviamente, per questo secondo dettaglio, gli atleti russi e bielorussi continuano ad essere gentilmente escluse dai grandi eventi internazionali senior. Ma attenzione, perché il Comitato Olimpico Internazionale, nella sua infinita saggezza, ha ritenuto opportuno raccomandare la riabilitazione dei più giovani, con grande gioia delle federazioni di categoria.

Varvara Voronchikhina, con tanto di entusiasmo da manuale, ha esclamato subito dopo la sua impresa una frase destinata a entrare nella storia:

«Mamma, ce l’ho fatta!»

Non proprio una frase epocale, ma che ben descrive l’atmosfera. La nostra eroina, nata senza una parte della mano sinistra – dettaglio trascurabile nel mondo dello sci paralimpico – ha imparato a destreggiarsi con gli sci appena quattro anni fa tra le montagne di Baykalsk, vicino a casa sua, dove le temperature sono ovviamente perfette per fare le piste. Dopo la vittoria ha salutato il pubblico sventolando la bandiera russa, lasciandosi andare a un pianto liberatorio, perché l’emozione, si sa, quando si sfila con in mano un tricolore possono emergere quelle cose lì.

Le Paralimpiadi e il dilemma della neutralità

Il ritorno della Russia sulle piste paralimpiche non è solo una questione di medaglie: è un affascinante groviglio di contraddizioni diplomatiche che mette in luce quanto il mondo dello sport paralimpico sia un parco giochi per ipocrisie internazionali. Qualcuno si era probabilmente dimenticato del record di sospensioni e riabilitazioni, sempre attendibili e decisamente coerenti. E se da un lato le grandi manifestazioni senior educatamente voltano le spalle, dall’altro il mondo junior può contare su un intervento del CIO meritevole di elogio, che ha dato il via libera a disclaimer di tipo “attenzione, qui si fa finta di niente”.

Non è forse ironico che proprio alla vigilia di una competizione dedicata a chi dimostra che i limiti sono fatti per essere superati, l’inclusione sembri più un gioco di prestigio smascherato che un gesto di solidarietà?

Un ritorno più che simbolico

Dobbiamo inoltre amaramente constatare come, dopo la gloriosa partecipazione di 68 atleti russi a Sochi 2014, questa volta i rimpianti si soffocano con una nutrita delegazione di soli sei componenti a Milano Cortina 2026. Come se la storia recente fosse fatta solo di grandi numeri e nessuno pensasse che le assenze forzate, al contrario, sarebbero state perfette per sfondare nel culto dei piccoli numeri, tanto usati per giustificare qualsiasi ignominia molto diplomaticamente.

Il 16 marzo 2014, in quegli stessi torbidi anni pre-guerra, la Russia faceva incetta di medaglie nel para sci nordico con atleti quali Aleksandr Pronkov, Anna Milenina e Elena Remizova. Ora, dopo qualche migliaio di giorni dentro un mantra di sospensioni, tornano con un passo leggermente più timido, non senza però riuscire a far sventolare la bandiera e risuonare l’inno nazionale. Un ritorno da stilettata per chi aveva scommesso sul silenzio e il congelamento.

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