Qualcuno avrebbe detto che la qualità dell’aria a Milano fosse migliorata? Beh, sembra proprio di no, considerando che le concentrazioni di PM10 continuano a ballare ben sopra la tanto decantata soglia di sicurezza dei 50 µg/m³, microgrammi per metro cubo, per i meno pignoli.
Guardiamo i dati del weekend, tanto per non farci mancare nulla. Sabato, le centraline di Arpa hanno fatto registrare valori da fare invidia a una centrale a carbone: 66 µg/m³ in viale Marche (che sembra essere un vero hotspot), 55 µg/m³ a Città Studi, e 56 µg/m³ in via Senato. Solo al Verziere, miracolo o forse lentezza burocratica nel rilevare i problemi, la concentrazione si è mantenuta equamente al limite, un po’ come chi fa jogging a passo lento per non sudare troppo.
E per l’area metropolitana? Niente di nuovo, solo un piccolo piacere amaro a Pioltello, con 59 µg/m³. Un premio per la costanza.
Facendo un salto indietro di qualche giorno, il 5 marzo, giovedì scorso, eh sì perché la storia è monotona ma precisa, le centraline avevano fatto mostra di valori tutto sommato simili: 68 µg/m³ in viale Marche, come per sottolineare che la legge della curiosità statistica non è cambiata; 54 µg/m³ a Città Studi e 52 µg/m³ in via Senato. Ancora una volta al Verziere tutto filava liscio, almeno nei numeri.
Per chi se lo fosse perso, a fine febbraio c’erano già scattate le immancabili – e inutili – misure temporanee antinquinamento di primo livello, quelle che servono a poco se non a confezionare qualche comunicato stampa e qualche appello che nessuno ascolta.
E non pensiate che sia un problema di Milano da sola: questo spettacolo si ripete anche nelle province del tanto famoso “Made in Italy”, come Bergamo, Cremona, Lodi, Mantova e Monza. Insomma, la pianura padana si conferma quella sera in cui l’aria è troppo densa per farsi una bella passeggiata.
La lotta contro l’inquinamento o l’arte della finzione
Ci sarebbe da chiedersi se queste soglie vengano prese sul serio o se, più semplicemente, servano per placare gli animi di chi chiede aria pulita e politiche efficaci. Perché a vedere i numeri, qualunque sia il livello di allerta, il risultato è sempre lo stesso: aria che definire tossica sembra un eufemismo gentile.
Le “misure temporanee” sono una specie di panacea che dura il tempo di leggere un tweet di qualche politico con la coscienza a posto, ma che nulla risolvono, mentre i dati continuano a sorridere beffardi con valori da ufficio statistico delle città più inquinate d’Europa.
Così, tra dati ufficiali e realtà delle strade, è più facile che finisca nel dimenticatoio la vera rivoluzione ambientale, quella fatta di scelte coraggiose, di infrastrutture sostenibili e di un serio impegno politico invece di qualche fumo di paglia da spot elettorale.



