Dover e Trump: il macabro rituale delle bare dagli scontri in Medioriente continua a far spettacolo

Dover e Trump: il macabro rituale delle bare dagli scontri in Medioriente continua a far spettacolo

Che scena da cinema patriottico: Donald Trump, in versione presidente dal cuore di pietra, accoglie solennemente i feretri di sei soldati americani caduti nel mirabolante teatro medio-orientale. Non una, non due, ma ben sei giovani vite stroncate da un drone, quella meraviglia tecnologica che sembra volerci ricordare quanto moderna e “avanzata” sia la guerra ai nostri tempi.

Dopo aver onorato i caduti con la sua presenza alla base aerea di Dover, nel mite Delaware, Trump si è concesso anche il classico momento di commozione in compagnia delle famiglie in lutto. Quel passaggio d’obbligo che serve a mostrarsi umano, nonostante le decisioni che possono averli condotti lì, in quel disgraziato centro di comando in Kuwait, apparentemente preso di mira dagli ameni aggeggi volanti che semplificano le ombre della morte contemporanea.

Naturalmente, non poteva mancare la solita retorica patriottica atta a giustificare l’ennesima strage, mentre l’intero mondo assiste, forse distratto, a questo palcoscenico di tragedie su sfondo geopolitico. Ma tranquilli, tutto questo serve a rendere più “efficiente” e meno visibile la guerra: niente più corpi da identificare sul campo, ma solo pixel in un video drone, freddi come l’aeroplano che ha riportato a casa queste “eroiche” salme.

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