Guerra Iraniana: il bollettino degli ultimi colpi di scena firmati Usa e Israele, come se ce ne mancassero già abbastanza

Guerra Iraniana: il bollettino degli ultimi colpi di scena firmati Usa e Israele, come se ce ne mancassero già abbastanza

Donald Trump ha fatto sapere che ogni trattativa con l’Iran è rigorosamente fuori discussione. Anzi, pretende nientemeno che “la resa incondizionata”. Per il tycoon, la guerra finirà senza alcun tipo di compromesso con Teheran: una volta “selezionati uno o più leader”, gli Stati Uniti “lavoreranno con i partner per ricostruire” il paese, rendendolo “più grande, migliore e più forte che mai”. Un piano così semplice e meravigliosamente efficace che, francamente, nessuno aveva mai pensato prima.

Dal suolo iraniano, mentre cade un diluvio di bombe, arrivano conferme della linea dura made in Washington. I raid sulla capitale non accennano a rallentare e si estendono alle periferie di Beirut, la terra promessa di Hezbollah. Tanto che l’Idf, con incredibile generosità, ha decretato un’evacuazione senza precedenti dell’intera periferia sud della città. Come ciliegina sulla torta, i temibilissimi Pasdaran promettono contromisure su obiettivi americani nel Golfo, giocando al gioco delle minacce anche sui siti energetici dove sguazzano le compagnie occidentali. Perché, si sa, la guerra moderna è questione di tweet e show di forza.

Nel frattempo, dall’adorabile porto di Taranto parte la fregata missilistica ‘Federico Martinengo’, un gioiellino della Marina Militare Italiana, diretta a Cipro. A bordo, circa 160 militari pronti a sostenere la difesa di quell’isola magnifica. Il tutto si svolge naturalmente all’interno di uno schema perfettamente coordinato con i (sempre pacifici) alleati di Spagna, Francia e Olanda. Ovviamente, si tratta di una missione di pace e stabilità… mai c’è stato nulla di sospetto nelle ipotesi di guerra imminente, no?

Pasdaran in attesa, ovvero il manuale dell’”accogliamo gli americani”

I gloriosi Guardiani della Rivoluzione iraniani, da sempre noti per la loro pacatezza e diplomazia, hanno dichiarato di essere “in attesa” dell’eventuale intervento delle forze statunitensi per scortare le navi attraverso lo strategico Stretto di Hormuz. Zone di traffico rallentato a causa delle solite beghe regionali, come se niente fosse.

Ali Mohammad Naini, portavoce dei pasdaran, ha così voluto darci una perla di saggezza dopo l’annuncio dell’extravergine segretario all’Energia americano, che ha detto con finta nonchalance che la marina Usa si sta “preparando a scortare le navi nello stretto non appena sarà ragionevole farlo”.

“Consigliamo agli americani, prima di prendere qualsiasi decisione, di ricordare l’incendio della superpetroliera americana Bridgeton nel 1987 e le più recenti petroliere colpite”. Insomma, un dolce promemoria che nulla è cambiato, a parte forse l’impazienza.

La marina iraniana gioca a dronezombie: attacco massiccio contro forze USA e Israele

In un colpo di scena degno della migliore serie tv spettacolare, la marina iraniana ha lanciato un imponente attacco di droni contro gli assetti militari americani e israeliani in Medio Oriente. Di questa epica azione bellica si è autospecificato l’esercito di Teheran, con tono enfatico ma stranamente privo di dettagli su vittime, danni o conseguenze.

Insomma, mentre il mondo si avventura sempre più sull’orlo del caos, potremmo congedarci con la certezza che, per i protagonisti di questo dramma internazionale, non c’è proprio spazio per la diplomazia o per una banalissima tregua. Favola moderna: il conflitto come palcoscenico per chi la spara più grossa, mentre chi paga il conto resta in silenzio.

Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e a Manama, capitale del Bahrein. Nulla di grave: solo nuovi “boati” che si aggiungono al repertorio del Golfo, dove l’Iran ricorda con affetto a chi offre basi e supporto agli Stati Uniti che non si scherza.

Qualcuno ha detto “colpi di scena”? Proprio a Gerusalemme un’esplosione è stata avvertita esattamente mentre scattava l’allarme per l’arrivo di un missile iraniano. Sicurezza israeliana all’opera: le difese aeree fingono di fare qualcosa, come sempre “lavorano” per intercettare la minaccia. Poi, miracolo dei miracoli, tutto torna alla normalità, l’allerta viene revocata con una tempistica che definire sospetta è un eufemismo.

Nel mentre, dall’altra parte del mondo o meglio dall’altra parte della città, l’agenzia di stampa iraniana Tasnim si prende una pausa da altre notizie meno esaltanti per raccontarci di pesanti attacchi aerei sull’aeroporto internazionale di Mehrabad a Teheran. Un vero spettacolo di esplosioni multiple, che Sky News gentilmente riporta, perché la violenza, si sa, informare fa sempre vendere qualche copia in più.

Nel frattempo, da Washington, l’ex presidente Donald Trump svela il suo ultimo sogno nel cassetto: un serio interesse privato a schierare truppe direttamente in Iran. Non uno scherzo da bar, ma una prospettiva ben meditata durante conversazioni con collaboratori e funzionari repubblicani, lontano dai riflettori della Casa Bianca, perché la sicurezza nazionale funziona meglio con i segreti.

Trump ha persino una visione degna di un romanziere: immagina un Iran “postbellico” in cui l’uranio sia al sicuro e in cui Stati Uniti e un nuovo regime di Teheran collaborino pacificamente nella produzione petrolifera, quasi come in Venezuela. Nulla di più realistico, ovviamente. Da apprezzare la fantasia e il candore.

Donald Trump ha dichiarato:

“Gli iraniani hanno visto sparire due gruppi di leader, e ora stiamo procedendo verso il terzo.”

Dunque, in piena trasparenza da manuale, Trump annuncia che l’eliminazione mirata dei leader iraniani è un gioco a tappe. Una specie di reality show geopolitico dove il pubblico aspetta il prossimo capitolo con la stessa ansia con cui si aspetta la prossima serie tv. Ironico, no?

Il teatro della guerra o il remake dell’assurdo?

Il Golfo Persico ormai sembra un set permanente per una soap opera infinita di sfide, rappresaglie e messaggi bellicosi. Le tensioni tra Iran e i suoi vicini sostenuti dagli Stati Uniti ci regalano regolarmente una nuova puntata di esplosioni “miracolose” e allarmi “temporanei”. E non dimentichiamo l’elemento hollywoodiano: suggerimenti di regie americane che pensano di esportare democrazia armata con qualche millettarolo in più sparso qua e là.

Per fortuna abbiamo la diplomazia, quella sì, quella vera: blanda, invisibile e piena di promesse che nessuno ascolterà. Nel frattempo, da un angolo all’altro del pianeta, continuano i giochi di potere con l’arte di trasformare un conflitto in un eterno déjà vu. Grazie, politica internazionale, per lo spettacolo sempre aggiornato.

Che spettacolo di precisione, davvero! Donald Trump si è preso il palco alla Casa Bianca per declamare le gesta eroiche del bombardamento contro l’Iran, evidenziando come la leadership di Teheran abbia subito perdite tali da far sparire completamente il loro esercito, la marina e persino le comunicazioni. Insomma, un vero e proprio “gioco del nascondino” con le forze militari iraniane. E, con la sua solita ironia da campagna elettorale, ha aggiunto: “A parte questo, stanno andando molto bene”. Che faccia tosta, davvero! E per concludere degnamente il monologo, ha sentenziato che finalmente gli Stati Uniti sono un Paese più rispettato di quanto non siano mai stati prima. Un’affermazione che lascia stupefatti per la sua sfacciataggine e per la palese contraddizione con la realtà.

Israele non ha riportato neppure un graffio

E sul fronte mediorientale, si avverte la solita calma piatta. Nessuna ferita, nessun danno, ma solo un bel po’ di sirene ad alta voce, come se fosse sufficiente qualche baccano per farci credere che la situazione sia seria. Gli ultimi missili balistici iraniani lanciati contro Israele hanno fatto scattare gli allarmi nel sud e nel centro del paese, ma per fortuna il “piccolo numero” di ordigni non ha fatto danni diretti. Un attacco misurato, quasi fosse una burla militare, giusto per tenere alta la tensione e farci ricordare quanto è divertente vivere sulle montagne russe geopolitiche.

Teheran minaccia l’Europa con classe, naturalmente

Nel frattempo, il viceministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi ci delizia con un rapido corso di diplomazia minacciosa. Intervistato da France 24 e poi ripreso dal Guardian, si è sentito in dovere di chiarire che qualsiasi paese europeo che osi fare da gregario a Stati Uniti e Israele nell’attacco contro l’Iran diventerà automaticamente un “bersaglio legittimo” per la vendetta. Inutile dire quanto questa sia una novità sconvolgente, visto che la minaccia si sposta con disinvoltura come un premio di partecipazione. Per evitare fraintendimenti, ha specificato che Teheran ha “negoziato in buona fede” prima che Washington decidesse di sfoderare la sua proverbiale lealtà combattiva e attaccare insieme agli alleati. Chi si fiderebbe di questa diplomazia da manuale? “Non solo ci hanno tradito”, ha detto, “ma hanno tradito pure la diplomazia.” Il tutto condito da una giustificazione perfetta: questa guerra? Davvero, “ce l’hanno imposta loro”. Come se il conflitto fosse un regalo caduto dal cielo, e non il frutto di un pessimo cocktail di provocazioni e arroganza.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!