Fava ricorda al governo che senza lavoro le pensioni restano solo un’illusione da bar dello sport

Fava ricorda al governo che senza lavoro le pensioni restano solo un’illusione da bar dello sport

Ah, la sostenibilità del nostro amato sistema previdenziale: un argomento tanto dibattuto quanto misterioso, ma che, a quanto pare, nasce dal fondamentale concetto di… lavoro. Sì, proprio così, cari lettori, secondo il gran capo dell’Inps, Gabriele Fava, invece di fissarci ossessivamente sulle pensioni, dovremmo alzare lo sguardo e puntare i riflettori sul lavoro, che non fosse mai! A quanto pare, la soluzione sta nel partito del “prima i giovani”, “dai una chance alle donne” e “meno male che ci sono i senior che non vogliono mollare la presa” (sempre che abbiano il Bonus Giorgetti dalla loro parte, naturalmente).

Ma non basta, c’è bisogno di una nuova, meravigliosa alleanza che coinvolga governi, imprese e formazione: insomma, un tutt’uno quasi fiabesco destinato a far miracoli, probabilmente più per la narrazione che per i fatti concreti.

L’età pensionabile e la magica austerità della legge

Nel brillante mondo delle leggi finanziarie, l’ultima si è distinta per… diluire l’aumento automatico dell’età pensionabile dettato dall’aspettativa di vita. Perché? Perché il deficit/PIL potrebbe superare il magico 3%. Un numero che fa tremare i polsi a chi controlla i conti pubblici. Ma chi decide? La politica, ovviamente. L’Inps, con la sua impeccabile neutralità scientifica, si limita a raccogliere dati e offrirli a chi deve prendere decisioni, facendoci credere che tutto dipenda da un equilibrio miracoloso tra demografia, lavoro e crescita economica.

Un equilibrio che sembra più una comica trilogia trita e ritrita, senza mai indirizzi concreti o soluzioni efficaci, ma dal sapore rassicurante quando lo si racconta al pubblico.

Il contributivo puro: il taglio netto alle illusioni sull’età d’oro

Avete mai pensato che un sistema esclusivamente contributivo, in un paese dove i salari sono mini-mini, produce inevitabilmente pensioni minime-minime? Naturalmente, questa è una “preoccupazione reale” per il buon Fava. Il sistema riflette imparzialmente la storia lavorativa di ognuno: bassi salari e carriere interrotte equivalgono a assegni miseri, ovvero la previsione più triste ma assolutamente prevedibile.

La soluzione? Ampliare la base occupazionale, coinvolgendo giovani e donne, abbinato a una previdenza complementare, inutile sottolineare che da sola questa regge il peso del futuro previdenziale come può reggere un fiocco di neve una valanga.

Carriere spezzettate: come l’Inps ci regala un po’ di speranza… con gli strumenti digitali

Le carriere discontinue non sono solo un problema, sono “centrali” nel futuro del nostro sistema previdenziale. Guardate un po’, l’Inps si è infatti messa a “investire” sull’educazione previdenziale, il che suona come voler insegnare ai corsisti a destreggiarsi nel labirinto burocratico di una montagna di regole indecifrabili. Meno frazionamento, più comprensione, meno sfiducia. Davvero geniale: l’ente che ragiona come se fosse colpa dei cittadini ignorare il sistema, quando invece il sistema è fatto per confonderli.

Tra simulatori e app, il messaggio è chiaro: la pensione non è improvvisazione, ma una maratona che solo pochi riescono a comprendere in partenza. Perché, si sa, capirla è così semplice che se non sei un esperto finisci per annoiarti e restare ultimo in fila.

Una donna su due lavora, ma chi ha detto che la maternità non sia un ostacolo?

Occupazione femminile: strano ma vero, la metà delle donne è ancora lontana dal mondo del lavoro. Questo è il curioso motivo per cui le pensioni tra i generi continuano a ballare la loro eterna danza dell’iniquità. Le carriere femminili? Fragili, interrotte, insomma, uno spettacolo tragicomico.

Inps si mette dunque in posa da paladino della genitorialità, inaugurando un portale con 40 prestazioni e 300 servizi digitali, una vera panacea per aiutare chi lavora a conciliare lavoro e famiglia. Tutto molto bello, se solo non fosse così incredibilmente sufficiente a illudere chi si aspetta qualcosa di più concreto. Maternità come ostacolo? Eh già, ma sottolineiamolo ancora per convincerci che qualche passo avanti c’è.

Il ruolo (sempre più sfaccettato) dell’Inps

A ben trent’anni dall’adozione del sistema contributivo, la sacra conoscenza delle regole previdenziali rimane una specie di folklore. Dunque la soluzione è… investire nella cultura previdenziale perché il popolo possa almeno credere di capire cosa gli succederà da vecchio.

L’Inps non è più solo l’ente che distribuisce pensioni, ormai è una “infrastruttura pubblica”. Gestisce la bellezza di 470 tipi di prestazioni che toccano la vita di 52 milioni di persone e 5 milioni di imprese. Tutto ciò condito da digitalizzazione e accessibilità iper-fluida, perché nulla dice “fiducia” come un’app scaricata cinque milioni di volte e 300 milioni di accessi annuali ai servizi. Comunque sia, almeno la fatica di spostarsi in fila è andata.

La tragedia demografica che piega ma non spezza il sistema

Il quadro demografico italiano sembra la trama di un romanzo distopico: il 24,7% della popolazione ha più di 65 anni, da non dimenticare i 4,6 milioni di ultraottantenni, più dei bambini sotto i 10 anni. Insomma, stiamo diventando la patria del pensionato circondato dal silenzio delle culle vuote.

Un fenomeno che non riguarda solo l’Inps, ma il cuore economico e sociale del Paese. Il sistema previdenziale? “Oggi è solido”, dice la voce ufficiale, ma attenzione: la vera sfida è nella “responsabilità” (leggi: compito arduo e urgente) di preparare il futuro. Con quali strumenti poi, rimane il grande mistero.

Fiducia: parola magica e difficile da costruire

Il rapporto tra cittadini e istituzioni nel nostro Bel Paese è un lungo racconto di diffidenza. Ma non temete: la chiave per ricostruire la fiducia è la semplicità di servizi efficaci, cosa che ovviamente si ottiene abbassando la soglia di complessità e alzando quella digitale. Per cambiare marcia, l’idea è l’inarrestabile app Inps, con i suoi cinque milioni di download e centinaia di milioni di accessi annuali.

Così l’ente si propone di diventare l’infrastruttura pubblica di fiducia, che accompagna cittadini più o meno rassegnati lungo i tortuosi sentieri dell’esistenza, dall’ingresso nel lavoro fino all’ultima pensione. Oppure, più semplicemente, ovunque arrivino i conti.

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