Multinazionali e territorio: il teatrino delle strategie per farsi adorare

Multinazionali e territorio: il teatrino delle strategie per farsi adorare

L’idea che l’attrattività di un territorio dipenda da un lavoro di squadra suona come una verità scontata, ma evidentemente serve ribadirlo a ogni piè sospinto. Così, giovedì 5 marzo, le nostre associazioni di fiducia hanno deciso di inaugurare un nuovo ciclo di incontri itineranti dedicati al ruolo fondamentale delle multinazionali nello scintillante sviluppo del Lazio. Per questa prima puntata, hanno scelto la sacra dimora di Angelini Pharma, perché nulla dice “marketing territoriale” come un consesso di manager che bevono caffè tra una presentazione e l’altra.

Questa brillante iniziativa nasce – attenzione, preparatevi – con la logica di rafforzare il contributo delle imprese nella competizione globale. In pratica, si tratta di convincere le grandi aziende che – sorpresa! – investire sul territorio può far piacere anche a loro, non solo agli amministratori locali in cerca di applausi facili. Insomma, basta chiacchiere: serve dimostrare che le multinazionali non sono solo un fastidio fiscalmente attrattivo, ma anche dei benefattori del territorio.

Non troppo lontano dall’apparente entusiasmo, si nasconde però un sottile paradosso: le multinazionali godono di condizioni speciali, sgravi fiscali e contributi pubblici, mentre le piccole e medie imprese arrancano tra burocrazia e tasse da far impallidire. Ma il messaggio ufficiale, ovviamente, è uno solo: solo insieme, corpo e anima, pubblico e privato, grandi e piccoli, possiamo sperare in uno sviluppo che somigli almeno lontanamente a un modello vincente.

Il ruolo delle multinazionali: salvatori o parassiti?

Da tempo, le multinazionali vengono dipinte come i paladini dell’occupazione e della crescita economica. Dimentichiamo però che queste colonne d’argilla agiscono spesso dietro un velo di contraddizioni insospettabili. Se da un lato portano investimenti e posti di lavoro, dall’altro sottraggono risorse, si godono sconti e agevolazioni che lasciano l’amaro in bocca a chi le forze le mette davvero, senza ricevere mai nulla in cambio.

Ma, nella poetica retorica di questi incontri, questo dettaglio si perde in un mare di frasi fatte e buone intenzioni. Il fatto che queste aziende siano responsabili spesso di danni ambientali o condizioni lavorative discutibili passa in secondo piano di fronte alla necessità di “fare squadra” e “attrarre investimenti”. Chissà quante fibre sensibili si smuovono in questo linguaggio da sacro patto.

Un esempio lampante? Le multinazionali godono di accessi privilegiati alle istituzioni, a volte perfino di spazi dedicati per promuovere i loro interessi – con buona pace della trasparenza e del sano dibattito democratico. Il territorio ringrazia sentitamente, o almeno finge di farlo in occasione delle tavole rotonde e dei cocktail di rito.

Marketing territoriale: ovvero come spacciare illusioni per sviluppo

Il termine “marketing territoriale” resta un mistero quantomeno buffo, se lo si riduce a una serie di incontri ufficiali e lanci di iniziative patinate tra sorrisi smaglianti e discorsi precotti. Il vero sviluppo di un territorio non si costruisce né con eventi né con dichiarazioni di intenti, ma con politiche efficaci, investimenti mirati e, soprattutto, con un consenso reale tra cittadini e imprese, non solo tra pezzi grossi in una sala conferenze.