Petrolio schizza oltre 86 dollari al barile nonostante il brevissimo sbandamento del prezzo

Petrolio schizza oltre 86 dollari al barile nonostante il brevissimo sbandamento del prezzo

Come una sorta di regalo di fine primavera, il prezzo del petrolio si è lanciato alle stelle, raggiungendo i massimi da mesi. Tutto grazie all’eccellente escalation di attacchi tra Iran e Israele in Medio Oriente, che ha prontamente mandato in tilt le spedizioni dalla regione. Un vero spettacolo di coordinamento bellico che avrebbe fatto invidia a qualsiasi produttore di scenari da film catastrofico.

Il rally è così scintillante che, prendendo come riferimento il Brent, il petrolio greggio di riferimento globale ha aumentato del 2,2% il proprio prezzo fino a sfiorare gli 87,27 dollari al barile, raggiungendo un nuovo picco annuale da batticuore. Ma non finisce qui: il West Texas Intermediate degli Stati Uniti ha fatto addirittura meglio, schizzando verso l’alto del 3,8%, balzando fino a 84,08 dollari. Nel frattempo, gli investitori avevano provato a fare i furbi con una piccola flessione notturna, forse sperando che i guai si risolvessero da soli: spoiler, non è successo.

È il periodo perfetto per osservare quel piccolo miracolo chiamato “disconnessione del mercato energetico globale”. Dopo tutto, chi non ama un po’ di suspence? Il “conflitto” tra USA e Iran interrompe la produzione energetica e mette praticamente in pausa il traffico nello Stretto di Hormuz, uno snodo fondamentale per il commercio petrolifero mondiale. Piccolo dettaglio: il Brent sta guadagnando un incredibile 20% in una sola settimana, mentre il WTI sembra voler gareggiare con un’impressionante crescita superiore al 25%. Per un momento, però, la follia sembra calmarsi: gli Stati Uniti concedono una proroga di 30 giorni all’India, terzo importatore mondiale di petrolio, per comprare nuovamente greggio russo senza incorrere in sgradite penalità. La musica cambia, la pazzia temporaneamente attenuata, ma solo fino a un certo punto.

Ovviamente, i prezzi non possono sfuggire al loro destino infuocato, specialmente dopo che dalla Casa Bianca trapela l’idea di un possibile intervento sul mercato dei futures per contenere i picchi. Un’idea davvero originale, come se manipolare il mercato fosse un’operazione mai tentata prima. Ma niente paura, la finanza si sa, con i suoi colpi di scena è sempre pronta a stupire.

Mettiamo in prospettiva: secondo l’organizzazione dei viaggi AAA degli Stati Uniti, il prezzo medio di un gallone di benzina regolare è salto di ben 27 centesimi in una settimana, toccando quota 3,25 dollari. E tutto questo mentre il “bellissimo” conflitto tra USA e Iran si avvicina al suo settimo giorno di onorata carriera.

Nel frattempo, in una conferenza stampa degna di Spielberg, il Segretario della Difesa Pete Hegseth sfodera tutta la sua ritrosia diplomatica per spiegare che la guerra è appena all’inizio. Ecco cosa ha detto ai giornalisti, probabilmente cercando di recitare un copione di azione:

“L’Iran spera che non siamo in grado di sostenere questo impegno, ma si sbaglia di grosso. Non manca la volontà americana… Se credete di aver visto qualcosa, aspettate pure. La potenza bellica che stiamo per scatenare su Iran sarà molte volte superiore a quella attuale, contando anche le forze di difesa di Israele.”

Effetto inflazione o miraggio deflazionistico?

Se vi aspettate un economista a piangere lacrime amare per l’aumento dei prezzi energetici, ecco che arriva il siparietto dell’imprevedibile. Atakan Bakiskan, economista capo degli Stati Uniti presso Berenberg, ci regala perle di ironia economica, sostenendo che tempi duri per l’energia potrebbero, guarda un po’, essere deflazionistici. Ovvero, l’esatto opposto di ciò che tutti immaginano.

Bakiskan spiega, non senza fare un sorrisetto:

“È ovvio che un aumento dei prezzi dell’energia fa salire l’inflazione headline, ma colpisce anche il potere d’acquisto dei consumatori, traumiamo il loro umore. Per pagare la benzina più cara, devono tagliare altrove. Quindi, alla fine, potrebbe davvero ridurre l’inflazione core. E perlopiù, anche il modello macro della Federal Reserve dice la stessa cosa.”

In pratica, la spirale dei prezzi alle stelle potrebbe trasformarsi in una slavina di tagli ai consumi, con un effetto semplicemente miracoloso: meno inflazione dove conta davvero. Un modo brillante per complicare le cose, giusto quando pensavamo che i giochi fossero chiari.

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