Nel vasto e scintillante teatro politico americano, dove fede e potere si intrecciano come in una telenovela di bassa lega, spicca una figura che potremmo definire tutt’altro che ordinaria: Paula White-Cain, pastora evangelica e consigliera spirituale personale dell’intramontabile Tycoon. Una delle “televangelist” più ascoltate, ovvero quelle predicatrici televisive che, con il loro carisma da serial, infondono speranza… e magari qualche contante in più nel conto in banca di certo pubblico religioso.
Paula White è praticamente un habitué degli schermi nazionali, dove fa della prosperity gospel – la teologia della prosperità, per chi non mastica il gergo – la sua cifra distintiva: in poche parole, se credi bene, ti arricchisci pure. Chi non vorrebbe sentirselo dire?
Ma sotto il manto di questa generosa dottrina si nasconde un dettaglio parecchio controverso: la sua visione del connubio tra fede cristiana e violenza militare. Non si tira indietro dal sostenere che un leader politico abbia tutte le ragioni per ricorrere alla guerra se ritiene di difendere il “bene superiore” della nazione o combattere il “male”. Un concetto che, a quanto pare, non è esclusivo nel suo giro di amicizie.
Infatti, tra i più ferventi interpreti di questa retorica bellicista troviamo anche il senatore della Carolina del Sud Lindsey Graham, stretto alleato di Trump nelle sue avventure di politica estera. L’uomo non si limita a parlare di conflitti contemporanei come battaglie ordinarie, no: qui siamo sul terreno del divino confronto tra bene e male, dove ogni guerra diventa un’epica lotta per salvare, udite udite, la civiltà occidentale. Non suona forse tutto ciò un po’ come un episodio di una saga fantasy? Solo con armi più pesanti e meno effetti speciali.
Questa narrazione, che mescola l’apocalittico al real-politik, cementa quella visione secondo cui certe crisi globali non sono solo questioni geopolitiche, ma veri e propri conflitti spirituali. Magari il segreto per risolverli è una preghiera strategica, possibilmente recitata con un approccio “prosperity gospel” che garantisca pace… e magari anche un po’ di profitto morale e materiale.
La fusione perfetta tra religione e politica in salsa trumpiana
Se pensavate che la politica fosse un affare di numeri, strategie e noiose pragmatismi, vi sbagliate di grosso. Nel nostro amato mondo a stelle e strisce, la fede religiosa si trasforma in un potente strumento, un’arma non convenzionale da usare a proprio piacimento. Ed ecco Paula White a fare da consigliere spirituale personale del più discusso presidente moderno, dispensando verità divine con uno stile diretto, emotivo e forse un po’ troppo interessato alla cassa.
Il paradosso è che, mentre certi ambienti cristiani gridano al sacrilegio, lei continua imperterrita a miscelare fede, soldi e potere, come se fosse la cosa più naturale del mondo—perché, d’altronde, chi non vuole essere benedetto con un conto in banca più robusto? E se la benedizione non basta, ci pensa il discorso sulla guerra giusta a completare il quadro sacro.
Lindsey Graham, poi, smette di essere semplicemente un politico per trasformarsi nel paladino che combatte il male cosmico. Le sue narrative bellicose non sono che moderna propaganda con un sapore di crociata revival. Tutto chiaramente avvolto in una scintillante veste di religiosità, giustificazione moralistica e un pizzico di autoconsapevolezza che sfiora il ridicolo.
Ecco quindi il vero mistero americano: come far coesistere fede, business e guerra senza mai perdere il sorriso. Un miracolo politico-religioso degno di un telepredicatore da guinness, oppure uno spettacolo tragicomico di alto livello? Decide voi, ma intanto #prosperate, soprattutto chi ha il potere.



