Rocco Siffredi torna all’attacco: querela chi ha osato chiamarlo abusatore e anche gli autori delle Iene, perché poi uno non può proprio stare zitto?

Rocco Siffredi torna all’attacco: querela chi ha osato chiamarlo abusatore e anche gli autori delle Iene, perché poi uno non può proprio stare zitto?

Rocco Siffredi, non pago della sua fama di icona del cinema per adulti, ha deciso di giocare la carta legale e ha querelato due delle moderne inquisitrici de Le Iene e alcune donne che lo accusano di abusi durante le riprese e fuori dall’Academy che porta il suo nome. Nel frattempo, la procura di Milano si è degnata di aprire un fascicolo per diffamazione. Una notizia che farà certamente scalpore, o forse no, a seconda dell’orientamento morale dell’ascoltatore.

La base della vicenda sono i servizi andati in onda nella primavera del 2025 sull’ammiraglia di Mediaset, dove si è dato spazio alle testimonianze di aspiranti attrici hard, che — a quanto pare — raccontavano di “pratiche scorrette” subìte da Rocco Siffredi, il cui vero nome è Rocco Tano. Come se non bastasse il piatto già gustoso, la nota legale dell’attore è intervenuta con una memoria in cui ex-cinema d’autore della pornografia difende strenuamente la “correttezza” del suo operato.

Ma la chicca arriva quando Siffredi e la sua avvocata, Rossella Gallo, denunciano una clamorosa manipolazione: una sua intervista sarebbe stata decontestualizzata e montata ad arte per includere uno spezzone in cui lui piange, suggerendo che quel momento di commozione fosse legato alle accuse delle “presunte vittime”. Tutto falso, ovviamente.

Il regista del porno spiega pietosamente che quel pianto strappalacrime non aveva nulla a che fare con le accuse, bensì riguardava il figlio malato in ospedale. Un dettaglio scomodissimo per la narrazione, per cui meglio trapiantare le lacrime altrove: magari sul set, sarebbero state più drammatiche e coerenti nel contesto.

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