Ah, la saggezza senza tempo di Emmanuel Macron, che ci regala qualche perla sul tema della deterrenza nucleare come se fosse una novella fonte di verità assoluta. “Per essere liberi, bisogna farsi temere. Per essere temuti, bisogna essere potenti.” Che raffinata filosofia bellica, condita da una spruzzata di realismo brutale, ovviamente pronunciata accanto a un sommergibile nucleare, perché nulla dice “potenza” come un ordigno galleggiante dal nome pomposo, Le Téméraire.
Il teatro dell’annuncio? Una base navale in Bretagna, neanche a farlo apposta. Il risultato? La cosiddetta più grande revisione della politica di deterrenza francese in trent’anni, roba da far impallidire le analisi di ogni think-tank che si rispetti. Certo, la Francia è una delle uniche due potenze nucleari in Europa a non dover ringraziare gli Stati Uniti per il suo arsenale atomico, un dettaglio che la rende molto originale, almeno a parole.
E cosa ci ha regalato Macron? Un piano di “deterrenza avanzata”, ovvero, tradotto dal politichese, un aumento del numero di testate nucleari e una proposta di collaborazione europea che, guarda caso, sembra più una sfilata di buone intenzioni che un progetto coerente. Paesi come Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca potrebbero partecipare agli esercizi nucleari francesi, e le bombe dell’air force d’oltralpe potrebbero fare qualche visita ai loro aeroporti. Il tocco finale? Stop alla comunicazione pubblica sul numero di testate nucleari, perché la trasparenza è così overrated.
“Il mondo sta diventando un posto più difficile”, si è giustificato con solennità, come se questa non fosse una scusa ormai abusata dalle cancellerie per giustificare qualunque insensatezza militare. Bisogna, ha detto, “rafforzare la deterrenza nucleare di fronte alla combinazione di minacce”, un cocktail esplosivo che, ovviamente, deve necessariamente passare da uno sguardo rivolto “nelle profondità del continente europeo”. Perché ovviamente, Sarkozy e Hollande avevano preso la deterrenza nucleare troppo alla leggera e noi dobbiamo rimediare ora, in grande stile e con grande fervore.
Yannick Pincé, storico con vocazione da commentatore politico, ha però la magnanimità di vedere questa sceneggiata anche come un numero di equilibrismo in vista delle prossime presidenziali. In effetti, annunciare provvedimenti “impossibili da rivedere” per il candidato favorito del partito di estrema destra è piuttosto elegante come strategia. Insomma, il tutto con quel pizzico di autorevolezza da alleanza internazionale, così da non scontentare troppo gli amici europei.
L’indipendenza nucleare francese è un po’ l’ossessione di una nazione che ama definirsi sovrana da oltre sessant’anni. Macron però, in un raro momento di candore, ammette che la dottrina deve “evolvere” perché, guarda un po’, il mondo è cambiato. Già dal 2020 quel concetto vago di “interessi vitali” aveva ricevuto un aggiornamento di importanza europea, ma ora tutto pesa come se fossero decenni invece di pochi anni.
Nel suo drammatico monologo in Bretagna, ci ha tenuto a menzionare la guerra in Ucraina, il famigerato “pericolo” Russia, il braccio di ferro con la Cina e i nuovi regolamenti di conti sulle strategie di difesa degli Stati Uniti. Insomma, una vera e propria lunga lista della spesa bellica, una narrazione bell’e pronta per giustificare ogni ulteriore salto nel buio della corsa agli armamenti.
Come ciliegina sulla torta, il Presidente ha invece chiarito che la decisione finale sull’uso della forza nucleare “appartiene unicamente al Presidente della Repubblica”, perché mica si poteva lasciare spazio a qualche partner europeo distratto che magari pensava di poter mettere becco su una bomba. Gesti di sovranità in salsa atomica, insomma.
Il commentatore americano Ankit Panda ha tacciato questo discorso di “straordinario”. Qualcuno potrebbe obiettare che la parola giusta sarebbe “allarmante” ma, eh, dipende dai punti di vista. Fatto sta che siamo entrati in quella che lui chiama “una nuova era nucleare in Europa” senza abbandonare neanche uno dei comodi pilastri di sempre della strategia francese, né dimenticare la cultura di deterrenza che ancora tanto piace a certi salotti.
Tra l’altro, qualche “alleato” – parola magica che nasconde più malumori di quanti si voglia ammettere – non sembrerebbe particolarmente entusiasta di questa avventura di condivisione nucleare. Ma tranquilli, si sa, in politica l’entusiasmo è l’ultima cosa che serve quando si tratta di giochi di potere e materie atomiche.
Ah, la splendida arte della “cooperazione” europea. Secondo il nostro caro Emmanuel Macron, la Francia avanza per conto suo nel campo della deterrenza nucleare, con scarsa pazienza per compromessi e molta riluttanza verso decisioni condivise. Naturalmente, la Germania avrebbe voluto più voce in capitolo, ma, come da tradizione, “la decisione congiunta non è mai stata sul tavolo”. Davvero una sorpresa.
Ecco un capolavoro di dialogo internazionale: Macron sostiene che la nuova dottrina adattata sia “perfettamente complementare a quella della NATO, sia dal punto di vista strategico che tecnico”. Tradotto: facciamo come ci pare, però con una patina di alleanza.
Il buon Pincé ci illumina sull’intenzione dietro questo discorso: estendere i princìpi della Dichiarazione di Northwood – un accordo firmato il glorioso anno scorso tra Regno Unito e Francia che sancisce una cooperazione più formale tra i due “poteri” nucleari europei – anche ai partner non nucleari. In altre parole, un bel gioco di “facciamo squadra”, ma a senso unico.
Macron e Keir Starmer, primo ministro britannico, si sono scambiati sorrisi al Palazzo dell’Eliseo durante un incontro sulla guerra in Ucraina e sicurezza europea, perché nulla fa più gruppo di una buona guerra per tenere insieme la banda di pretendenti superpotenze.
Pincé aggiunge con arguta saggezza: “Questa è l’idea giusta e praticamente l’unica possibile”. Già, perché chi potrebbe mai discutere una politica fondata sul “voi ci seguite, noi decidiamo”?
Dopo questa parata di autoreferenzialità, Francia e Germania hanno rilasciato una dichiarazione congiunta. Pare che nel 2025 vedremo “passi concreti” come la partecipazione tedesca agli esercizi nucleari francesi. Curioso, no, considerando che la Germania voleva proprio sedersi al tavolo delle decisioni? O forse si accontenta di fare la comparsa.
Il discorso di Macron era già pianificato, ma ha avuto una preziosa aggiunta: l’”inevitabile instabilità” portata dalla guerra in Medio Oriente. Ovviamente, la minaccia nucleare iraniana è sempre lì a frenare gli entusiasmi di pacificazione. Cosa fare? Continuare a piantare semi di tensione a casa nostra, ovviamente.
La questione dei soldi: un problema piccolo, piccolo
Immaginatevi la Francia, tra alti e bassi economici, che cerca di piazzare la sua “deterrenza avanzata” senza far tremare troppo il portafogli. Gli interrogativi sul come finanziare tutto questo circolano, ma niente paura: Macron ha la soluzione. Gli alleati si occuperanno di tutto ciò che non è nucleare. Una vera “condivisione del peso”, ovvero, voi pagate il resto, ma i segreti più scottanti restano francesi. Del resto, chi mai potrebbe mettere bocca sulle decisioni nucleari di Parigi senza mettere in crisi la sacrosanta indipendenza operativa?
Critiche interne? Ben poche. Marine Le Pen e il suo futuro candidato Jordan Bardella hanno commentato che la Francia deve prendersi finalmente il suo ruolo di potenza strategica in Europa, dialogare con i partner, ma soprattutto mantenere il controllo esclusivo sulle decisioni finali. Una posizione che definire ossimorica sarebbe un complimento.
A questo punto, la domanda capitale è: chiunque vinca le prossime elezioni, continuerà a far finta di rinunciare a qualcosa mentre in realtà tiene tutto stretto in una mano sola? Il mistero continua.



