Ah, le meraviglie della sicurezza ai tempi moderni: non si risparmia certo quando si tratta delle imminenti Paralimpiadi invernali. Nel futuristico summit del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal grandioso prefetto di Milano, Claudio Sgaraglia, e accompagnato dal sindaco della stessa città, Beppe Sala, insieme a tutti quei volti famigliari delle forze dell’ordine locali, si è discusso (leggi: pontificato) su come blindare l’evento. Magari con un po’ più di fantasia, ma nulla da eccepire sul rigore.
Ecco quindi le tanto attese misure di sicurezza, una sfilza di idee e progetti per proteggere i Giochi in programma dal 6 al 14 marzo, tra cui guardie, controlli, controllori dei controllori e magari qualche drago di guardia per aggiungere un tocco fantasy. In questo assurdo teatrino si è anche analizzato l’assetto di “salvaguardia della pubblica incolumità”, una formula magica usata spesso per giustificare ogni tipo di restrizione a cuor leggero, soprattutto in un contesto internazionale che già condivide l’umore da catastrofe imminente.
Il sistema di vigilanza? Oh, niente di meno che un assedio medievale con un tocco post-moderno, una “capillare” sorveglianza pensata soprattutto considerando il fumoso clima di tensioni generate da quella infinita soap opera politica chiamata Medio Oriente. Nulla è lasciato al caso, pattuglie, posti di blocco, occhi ovunque: la sicurezza si fa più intensa che mai, tanto da far dubitare che si stia proteggendo qualcosa di reale o semplicemente mettendo in scena un circo del controllo congiuntamente espressivo e repressivo.
Insomma, tra tecnicismi e burocratese, si tratta del solito rituale dove si moltiplicano le forze e si esibiscono gli apparati in un inutile carosello di precauzioni, la cui efficacia concreta resta, come sempre, un mistero avvolto in una nebbia di protocollo e buona volontà oscura. Ma chissà, almeno gli atleti potranno sentirsi avvolti da questa aura di “protezione”, che è un modo elegante per dire “niente finte e chiacchiere, qui si fa sul serio”. O almeno così dicono.



