Ah, la brillante carriera di Osvaldo Rocchi è finita dove meritava: fuori dall’incarico di dirigente del commissariato Mecenate di Milano. È stato gentilmente “messo a disposizione” della Questura cittadina, una frase elegante per dire che se n’è andato a spasso in attesa di una destinazione meno operativa. Nel frattempo, fervono i preparativi per nominare il suo successore, un mistero fitto che sarà svelato nei prossimi giorni, magari con un tocco di dramma hollywoodiano. Curiosamente, Rocchi era proprio il capo della sezione dove operava Carmelo Cinturrino, il poliziotto che ha raggiunto l’immortalità della cronaca per aver assassinato il pusher Abderrahim Mansouri. Nel frattempo, i quattro agenti coinvolti nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Cinturrino sono stati trasferiti ad “incarichi non operativi”, ovvero l’ultima frontiera della punizione: lontani dal campo, ma ben lontani dall’essere davvero privati del privilegio dello stipendio statale.
L’indagine si allarga su più fronti, estendendosi dal boschetto di Rogoredo a una vasta zona milanese che comprende via Mecenate, piazza Corvetto e arriva fino a Calvairate. Coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola, l’inchiesta cerca il senso nascosto e forse patetico dietro quel colpo sparato da un poliziotto al 28enne Mansouri. Si sta convocando praticamente chiunque abbia sfiorato, almeno metaforicamente, la figura del poliziotto accusato: tossicodipendenti, spacciatori, e persino qualche ingenuo passante finito nel mirino delle “dubbie” operazioni antidroga di Cinturrino. Per farvi capire la serietà dello scandaglio, quattro persone sono finite davanti al procuratore in meno di due giorni. Che ritmo, complimenti!
Il Caso Cinturrino: Il Poliziotto Martire o Criminale a Metà?
Dopo le “confessioni” – tra virgolette speranzose – dei colleghi, gli inquirenti stanno raccogliendo ogni elemento possibile e immaginabile, per poi metterli a confronto spietatamente. Si cercano immagini, magari un video degno di un thriller, come quello del pestaggio di un disabile, di cui si vocifera, oppure testimonianze su sequestri di denaro un po’ troppo “inventivi”. Ovviamente, ogni racconto sarà passato al setaccio, con “incidenti probatori” degni di uno spettacolo teatrale e incroci di testimonianze ad alta tensione da far impallidire le fiction più scadenti.
Ah, e non dimentichiamo l’ironico dettaglio più intrigante: vogliono scoprire se il nostro eroe abbia avuto complici o magari protezioni convenienti proprio all’interno del commissariato Mecenate. Insomma, è una caccia al segreto, con più curve di una soap opera delle otto di sera.
Nel frattempo, si attende l’assemblea stellare del 9 marzo davanti al Tribunale del Riesame. Qui, i nuovi avvocati difensori di Carmelo Cinturrino, ovvero Marco Bianucci e Davide Giugno, faranno la classica sceneggiata chiedendo gli arresti domiciliari per il loro assistito. Un uomo che, con trasformazioni degne di un attore hollywoodiano, ammette la messinscena della pistola e di aver alterato la scena del delitto, ma si presenta al pubblico come un’anima candida che ha sparato per paura. Che sorpresa, nega persino di aver mai chiesto il “pizzo” – quei fastidiosi soldi e droga agli spacciatori con cui avrebbe presumibilmente tessuto la sua rete criminale interna. Tocco finale da manuale: un “non l’ho mai fatto” che sembra uscito da un copione scritto male.



