Nel sacro tempio del sapere turistico, ovvero l’aula del Master Turismo e Territorio della Luiss School of Government, è iniziato un progetto dal nome a dir poco accattivante: “Challenge”. Promosso dalla Sezione Industria del Turismo e del Tempo Libero di Unindustria, questo ambizioso piano si propone di sfruttare il prezioso tempo degli studenti per un “project work” – che suona molto meglio di semplice compito a casa – dedicato a un tema imprescindibile per il settore: il turismo sostenibile.
Insomma, quale miglior modo per imparare che mettersi a lavorare su qualcosa che suona bene sui dépliant ma che in molti faticano a vedere realizzato? Un’occasione imperdibile per un acceso dibattito tra l’élite accademica e i futuri esperti del settore, armati di quaderni, slogan e un’innata abilità nel cercare soluzioni green senza uscire troppo dalla comfort zone.
Un grande momento di “confronto” intellettuale
Se vi aspettavate un brainstorming rivoluzionario o magari la pietra filosofale per risolvere i giganteschi problemi del turismo insostenibile, calmate gli entusiasmi. In questo contesto, il “confronto” brilla soprattutto per la sua intensa attività dialettica in aula, mentre fuori il turismo di massa continua a infischiarsene della sostenibilità come se fosse un optional da autentici principianti della responsabilità ambientale.
È sempre affascinante osservare come istituzioni, associazioni e studenti si uniscano per discutere e rimirare un futuro dove la parola “sostenibilità” possa finalmente essere utilizzata senza arrossire e con l’autorevolezza di chi sa di non parlare a vanvera.
Impegno e realtà: due universi paralleli
Naturalmente, questo progetto si presenta come un perfetto esempio di come si possa fare “impegno” mantenendo intatto un bel distacco dal mondo reale. Perché se davvero il turismo sostenibile fosse la priorità, forse sarebbe necessario un salto di qualità che va ben oltre gli aule universitarie e le slide di PowerPoint illustrate con passione.
In fondo, la vera sfida non è certo scrivere un papello accademico o uno studio da manuale, ma piuttosto trasformare le belle parole in azioni concrete. E finché si continuerà a parlarsi addosso tra addetti ai lavori e intellettuali, il pianeta – e i turisti – continueranno la loro corsa sfrenata verso l’irreversibile.
Un sincero applauso, quindi, a chi ha avuto l’ardire di chiudersi in quell’aula pensando davvero di cambiare il mondo del turismo. L’illusione a volte è l’unica droga che tiene ancora in vita i sogni di un pianeta un po’ meno rovinato.

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