Questa piccola perla di violenza si è verificata in via Ornato, zona Niguarda, vicino a una fermata dei mezzi pubblici Atm – la perfetta scenografia per un’aggressione degna di nota, giusto dopo le sei di sera, quando l’apice della civiltà metropolitana dovrebbe essere in piena attività.
L’uomo, straniero e senza documenti (perché ovviamente la macchina della burocrazia deve essere complicata anche per la semplice esistenza di chi vive ai margini), ha raccontato di essere stato colpito con calci in faccia, rivelando un episodio che definire “casuale” sarebbe un insulto all’immaginazione.
Ovviamente, non potevano mancare i grandi protagonisti della giornata: i sanitari del 118, giunti con un’ambulanza a rinnovare la scena della compassione pubblica. L’uomo aveva lividi e ferite sul volto e sulla testa, visibili come una cartina di tornasole dell’indignazione che nessuno vuole realmente affrontare.
Trasportato in codice rosso all’ospedale Niguarda, il senzatetto entra così in un circuito che alterna indifferenza e solidarietà apparente, mentre i carabinieri, nel loro ruolo di investigatori di periferia, hanno inaugurato le indagini con la proverbiale lentezza di chi sa bene quanto i casi da seguire siano più urgenti.
Milano, la città che accoglie… a modo suo
Non si può fare a meno di notare quanto la narrazione ufficiale della grande metropoli lombarda ami sbandierare una realtà fatta di sicurezza e progresso, scordandosi invece di ricordare la quotidianità scomoda di chi non ha neanche il lusso di esistere sotto una luce meno crudele.
Un senzatetto preso a calci vicino a una fermata dei mezzi pubblici sembra più una semplice formalità di cronaca, un episodio destinato a diventare solo un numero nel bollettino della delinquenza. E mentre l’opinione pubblica si divide tra indignazione ipocrita e comodi alibi sociali, chi subisce resta lì, ferito, nonostante le mille promesse di inclusione.
Le forze dell’ordine, la sanità e l’amministrazione locale confermano il rituale: arrivano dopo, registrano, cercano colpevoli forse inesistenti o poco indistinguibili, mentre l’alterità sociale viene ulteriormente marginalizzata da un sistema che ha già scelto chi difendere e chi lasciare cadere.
Insomma, un quadro amaro ma fin troppo reale dell’ennesima aggressione che Milano, nella sua veste di metropoli all’avanguardia, ci regala gentilmente – come se la violenza sistematica fosse solo un piccolo difetto di facciata da nascondere dietro la solita cortina di silenzio.



