Operaio sulle strisce travolto da pensionato al volante e ora lotta tra la vita e la follia sulla Statale 336

Operaio sulle strisce travolto da pensionato al volante e ora lotta tra la vita e la follia sulla Statale 336
Strada Statale 336, si è trovato improvvisamente a lottare per la vita dopo essere stato travolto da un automobilista particolarmente distratto. Sì, perché evidentemente vedere un uomo che lavora a bordo strada è diventata una sfida insormontabile per alcuni conducenti.

L’incidente, avvenuto in una mattinata di sabato, dimostra ancora una volta quanto la sicurezza sul lavoro e sulle strade sia considerata dagli automobilisti: un optional, al massimo una scomoda interruzione del flusso della propria fretta insensata. Nessuno si è accorto dell’operaio, impegnato a garantire un’ordinaria manutenzione su una strada fondamentale per chi viaggia verso Malpensa, e questo, ahimè, ha avuto conseguenze quasi fatali.

Una sicurezza? Quella sconosciuta

Stando a quanto emerso, l’automobilista non ha fatto nemmeno lo sforzo minimo di guardare oltre il parabrezza. Perché rallentare? Perché accorgersi che qualcuno stava lavorando? Meglio sfrecciare e far finta che tutto sia normale, che la strada sia soltanto una semplice linea da bruciare a ogni costo. Il risultato è il rito della superficialità, con l’operaio che ora si trova in condizioni critiche, incastrato in un groviglio di negligenze e distrazioni.

Ma come è possibile che, dopo anni di incontri, normative, proclami roboanti e crociate alla sicurezza, si arrivi ancora a scenari così? Evidentemente, non è cambiato niente. Tra cartelli mal posizionati, segnaletiche che fanno più confusione di prima e automobilisti che sognano la Formula 1 invece di guidare con un minimo di prudenza, la tragedia era dietro l’angolo.

Il caso dello SS 336: solo l’ultimo episodio di una lunga serie

Non siamo certo di fronte a un caso isolato. La SS 336 verso Malpensa è tristemente nota per incidenti altrettanto assurdi, eppure le autorità sembrano più impegnate a organizzare conferenze stampa che a migliorare la sicurezza sul campo. Sarebbe curioso chiedere a chi di dovere quale sia la percentuale alla quale sono capaci di ridurre rischi così evidenti. Probabilmente il dado è tratto e la risposta sarà convenzionalmente irreale.

Per ora, però, restano un ragazzo in ospedale che lotta tra la vita e la morte e un’intera società che preferisce voltarsi dall’altra parte. Purché si arrivi, forse, a destinazione qualche secondo più presto. Una corsa contro l’umanità e il buon senso, un triste specchio di ciò che siamo diventati.

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