Il messaggio, puntuale come un orologio svizzero a primavera, è arrivato alle 8:13 sui telefoni degli israeliani: “State fermi, non fate gli eroi, restate vicino ai luoghi sicuri e lasciate perdere ogni spostamento inutile.” Nel frattempo scuole, uffici e quei servizi non essenziali che, tra l’altro, erano già chiusi per lo Shabbat, hanno fatto festa doppia.
L’Home Front Command, quell’organo militare che si occupa della protezione civile, si è dato da fare spedendo messaggi preventivi a tutti i cittadini, perché – attenzione attenzione – l’Iran potrebbe rispondere ai raid preventivi di Israele e Stati Uniti su suolo iraniano. Insomma, un grande gioco di mosse anticipatorie, come nei peggiori film di spionaggio, ma senza effetti speciali.
Naturalmente l’aeroporto di Tel Aviv ha chiuso le porte – chi l’avrebbe detto? – cancellando tutti i voli in entrata, dirottati a Cipro, e quelli in uscita, ovviamente.
Nel frattempo, i “mamad”, cioè le stanze rifugio negli appartamenti di casa e nei palazzi, sono diventate il nuovo must-have nazionale. Lo Stato ha anche ripopolato i rifugi pubblici, che erano praticamente desolati, in attesa di capire chi avrebbe scatenato il primo colpo e chi invece avrebbe recitato la parte del pacifico a parole – perché, ovviamente, chi crede ai negoziati tra USA, Iran e Israele dev’essere un fan dei sogni a occhi aperti.
Il suono delle sirene e la prima risposta
Dopo mesi di silenzio, le sirene hanno rotto la monotonia: dapprima ad Haifa nel nord, poi al centro verso Tel Aviv, infine anche a Gerusalemme. Un concerto di allarmi continuo: un Festival dell’Ansia patrocinato dagli eventi internazionali.
Beh, è proprio vero che quando giochi con il fuoco, prima o poi ti scotti. L’Iran non ha perso tempo a rispondere e, naturalmente, le sirene hanno fatto capire a tutti che il game era appena iniziato. Qualcuno doveva pur rompere il ghiaccio in modo definitivo.
Netanyahu e Trump: un tandem perfetto per il caos
Benjamin Netanyahu, sempre pronto a spiegare le sue ragioni, si è affrettato a condividere il perché di questi colpi di scena, subito applaudito anche dall’opposizione israeliana, perché nulla unisce più delle bombe, si sa.
Nel frattempo, i sofisticatissimi intercettori israeliani sono entrati in azione, dimostrando che, sì, i missili dall’Iran sono reali e non semplicemente un’allucinazione collettiva. Il sistema di difesa antimissile, con traiettorie calcolate da computer impeccabili, decide se intervenire o lasciare cadere i missili nelle zone deserte, così nessuno si lamenta di “finti allarmi”.
Del resto, l’Iran non si è fatto certo trovare impreparato: negli ultimi mesi è stata ben nutrita la sua scorta militare con aiuti da Russia e Cina. Insomma, la nuova estate mediorientale promette fuochi d’artificio.
Difesa antimissile: fede o scienza?
Il Sistema antimissile israeliano, per chi non lo sapesse, riesce ad intercettare tra il 95% e il 97% dei proiettili nemici. Sembra una percentuale rassicurante, se non fosse che quel restante 3-5% che sfugge diventa un originale gioco della roulette russa con i civili.
Così, mentre la maggior parte della popolazione si rifugia nei bunker e nei mamad, ognuno si crogiola nella speranza che la sua casa non rientri nel famoso 3% di proiettili “sfuggiti” al controllo benevolo dello Stato.
Un dettaglio degno di nota è il tempismo: l’attacco mattutino ha tutta l’aria di uno stratagemma americano e israeliano per sorprendere l’Iran con un colpo basso. Finalmente, la pace è stata messa da parte per un po’, giusto il necessario per qualche bella scena di panico generalizzato.
Poi, a casa, tra i carichi nei rifugi di scorte alimentari e le famiglie costrette a dormire in stanze blindate, l’amara consapevolezza: questa, ahinoi, potrebbe non essere una breve interruzione.



