Ancora una volta, la regia di Sanremo si dà da fare per alimentare dubbi e sospetti che farebbero impallidire anche i migliori sceneggiatori di thriller complottisti. Quel bacio tra Gaia e Levante, subito sfumato con un cambio di inquadratura degno del miglior cinema d’azione low cost, poteva passare per un incidente di percorso o per la classica “coincidenza sfortunata”. Ma quando la telecamera si stacca proprio mentre Leo Gassmann e Aiello si avvicinano un po’ troppo, non è difficile sospettare che dietro ci sia un manuale di regia scritto da qualche burattinaio invisibile.
La serata dedicata alle cover, poi, avrebbe dovuto dare un po’ di respiro e forse qualche indicazione sull’esito finale della kermesse, ma non ha fatto altro che rimescolare la classifica come un pokerista ubriaco. Risultato? Un bel pasticcio che lascia tutti a grattarsi la testa su chi possa davvero spuntarla alla fine.
Nel frattempo, sul palco dell’Ariston si è scatenato un siparietto degno di una telenovela: il dissing tra Alessandro Gassmann e Gianni Morandi. Motivo del contendere? Nulla di meno che i “ricongiungimenti familiari”, come se la musica non fosse abbastanza complicata di suo senza aggiungere drammi da famiglie allargate che neppure nei migliori romanzi rosa di periferia.



