Si scorgono da lontano, con quella magnificenza discreta che solo le torri costruite da Salvatore Ligresti sanno vantare, anche a centinaia di metri di distanza. Per chi non lo sapesse, Ligresti non è un semplice imprenditore edile: è stato il mitico “re del mattone” di Milano, una figura che oggi fa più scalpore come simbolo di una ricchezza naufragata piuttosto che per le sue torri svettanti nello skyline lombardo.
Il suo impero, costruito sul cemento e sull’illusione di un’invincibilità eterna, è collassato fragorosamente nel 2012, trascinando con sé i sogni di gloria e, chissà, anche qualche risparmio di ignari investitori. Un crollo, va detto, molto meno spettacolare di quello delle sue costruzioni, ma non meno definitivo.
Un regno di vetro e cemento che non regge alle intemperie
Le torri di Ligresti, pietre miliari della speculazione edilizia meneghina, rappresentano il classico esempio di come l’ambizione sfrenata possa trasformarsi in un boomerang. Negli anni d’oro, ogni mattone posato sembrava una sentenza di successo, ma oggi quelle stesse torri raccontano una storia diversa: di debiti impazziti, cause infinite e un impero che cade a pezzi.
Naturalmente, tutto questo è avvenuto sotto lo sguardo un po’ indifferente e un po’ divertito di chi da sempre predica bene e razzola male: politici, banche, e, ovviamente, gli intoccabili del settore immobiliare padroneggiavano ogni singola fase. E mentre le torri saliva, si perdeva di vista il valore reale delle costruzioni – e della realtà finanziaria, ovviamente.
Quando la crisi bussa, nessuna porta resta aperta
Il 2012, non a caso, è stato l’anno spartiacque. Il crollo dell’impero Ligresti ha coinciso con il momento in cui la bolla immobiliare, gonfiata da anni di compravendite financo sospette, ha iniziato a sgonfiarsi senza pietà, lasciando i pesci piccoli e grandi a fare i conti con la realtà.
Non è poi una sorpresa scoprire che, dietro ogni fallimento clamoroso, ci sia una fitta rete di relazioni politiche, movimenti di denaro poco trasparenti e quella meravigliosa capacità tutta italiana di girarsi dall’altra parte quando conviene. Perché se c’è una cosa che gli imperi edili insegnano è proprio l’arte del trasformismo e della retorica “green” mentre si costruisce cemento a go-go.
A Milano, il mattone dà spettacolo (ma è più un dramma)
Oggi le torri di Ligresti sono lì, a testimoniare quell’era d’oro costruita su fondamenta tutt’altro che solide. Un monito silenzioso a chi crede ancora che i giganti del mattone siano invincibili e un’ironia sibillina per chi sa che, dietro ogni grattacielo, si nasconde un esercito di debiti e promesse infrante.
Si potrebbe quasi credere che a Milano il mattone non sia solo materiale da costruzione, ma un vero e proprio spettacolo di illusionismo finanziario, dove la realtà si fa da parte per far brillare la vetrina del lusso e della presunta prosperità.
Magari un giorno qualcuno scriverà un romanzo su questa epopea di successi a metà e fallimenti totali, ma fino ad allora, ci godiamo il panorama e l’insuperabile ironia di vedere come un impero così solido possa sgretolarsi nell’indifferenza generale, scolpito nella pietra – o meglio, nel cemento armato.



