Immaginare un Festival del cinema che parli esclusivamente di imprese, vita aziendale e imprenditori potrebbe suonare come un’idea tanto audace quanto soporifera. Ma sorpresa: non lo è affatto. Tanto è vero che siamo già alla quarta edizione del Premio Film Impresa (PFI), un progetto che cresce senza sosta, dimostrando quanto il racconto audiovisivo sia un’arma infallibile per raccontare la cultura d’impresa, un tema che evidentemente ha bisogno di più attenzione di quanto si pensi.
Nonostante qualcuno potesse temere noia e monotonia, il PFI ha saputo trasformare storie d’impresa in narrazioni coinvolgenti, quasi come se le aziende fossero eroi epici o melodrammi da grande schermo. Una rivoluzione culturale che sfida il luogo comune del lento addormentarsi davanti ai racconti sul mondo dell’economia e del profitto.
Un festival che sfida i pregiudizi
Se vi aspettate lunghi monologhi in stile “contabilità cartacea” o scenari di cuffie antirumore in open space claustrofobici, siete fuori strada. Il Premio Film Impresa ha capito che per coinvolgere, bisogna raccontare le imprese come se fossero protagoniste di una serie televisiva piena di intrighi, sfide e – perché no? – qualche tradimento tra soci.
È così che il concetto di impresa si reinventa, passando da un assioma fumoso di numeri e nozioni a storie di persone, passioni, ambizioni e contraddizioni. Perfino le difficoltà spiccano, ma anziché appesantire il racconto, aggiungono quel brivido che rende tutto appetibile anche per chi, fino a ieri, avrebbe guardato altrove per non addormentarsi.
Quando la cultura d’impresa diventa intrattenimento
Il punto cruciale del PFI sta qui: trasformare la cultura d’impresa da materia da conferenze noiose in entertainment leggero, ma non superficiale. Una sfida degna di Hollywood, se non fosse che i protagonisti non sono divi patinati ma manager, operai, artigiani e startupper – sì, quelli con la giacca stropicciata e la tazza di caffè sempre in mano.
Alcuni potrebbero inveire contro una simile “glamourizzazione” del mondo imprenditoriale, ma non è forse più interessante raccontare il lavoro con un pizzico di ironia e sarcasmo anziché col solito tono da manuale dell’ufficio? La risposta l’ha data il pubblico, e a quanto pare, non ha scelto il telecomando per spegnere il televisore.
Perché il racconto audiovisivo è la vera scommessa
Chi l’avrebbe mai detto? Il cinema e i video possono essere strumenti straordinari per svelare un universo tanto complesso quanto affascinante come quello dell’impresa. Paradossalmente, è proprio il mezzo artistico più vicino al sogno a narrare meglio la realtà spigolosa e fatta di contraddizioni del mondo economico.
Questa quarta edizione del Premio Film Impresa certifica che le storie d’impresa hanno un valore culturale e sociale che pochi avevano considerato prima. E se qualcuno pensa che sia solo un modo per far bella figura con i bilanci e le strategie di marketing, beh, sappia che a questa festa nessuno è venuto per ascoltare le lodi dei rapporti trimestrali.
Chi partecipa, in fondo, sa riconoscere l’ironia di un evento che racconta il profitto e la crescita come se fosse una sceneggiatura da Oscar, senza però prendersi mai troppo sul serio. D’altra parte, se un imprenditore non può ridere di sé stesso, quando mai potrà farlo?



