Nessuna fretta da Mosca per chiudere la partita ucraina. L’ambasciatore russo dichiara, con la calma di chi non ha il timer in mano, che non esistono “scadenze” per la pace. Insomma, si punta dritti al traguardo, qualunque esso sia, mentre l’illusione di una soluzione rapida si fa sempre più un miraggio. Nel frattempo, a Ginevra, nuove chiacchierate tra delegazioni di Stati Uniti e Ucraina provano a preparare il terreno per riprendere i negoziati a tre con Russia, che per ora hanno prodotto più fumo che arrosto: qualche flebile progresso sul monitoraggio di un cessate il fuoco, ma zero passi avanti sulle pertinaci dispute territoriali nel Donbass.
Se questo è il quadro, meglio mettersi comodi. E infatti, nella notte, nuove incursioni russe hanno illuminato i cieli ucraini con centinaia di droni e decine di missili, bersagliando senza distinzione infrastructure e abitazioni civili. L’elenco dei feriti si allunga di ora in ora, ma peggio ancora è il colpo alla speranza: i residenti di Zaporizhia non si illudono più e affermano amaramente che la guerra non finirà presto, almeno non con queste premesse.
Non solo Ucraina: da Svezia arriva la notizia di un drone intercettato mentre s’avvicinava alla portaerei francese Charles de Gaulle a Malmö. Nessuno conferma l’origine russa, ma l’aria di sospetto è troppo densa per essere ignorata. E, giusto per non farsi mancare nulla, Mosca si permette pure di criticare la presenza europea ai negoziati, sostenendo che i Paesi dell’Unione non sono stati invitati al banchetto diplomatico. Insomma, un invito talmente selettivo da sembrare un’esclusiva da cui però fanno tutti finta di far parte.
Il teatro dei colloqui e la trama intrisa di cinismo
Nel grande scenario dei negoziati internazionali, la scena si conferma tragicomica. Le delegazioni si incontrano, discutono – o almeno formalmente – ma dietro il sipario si consumano giochi di potere, dichiarazioni ambigue e tattiche dilatorie degne del miglior thriller politico. Mentre i missili continuano a cadere sui civili, la retorica della pace sembra solo un accessorio di facciata.
La crisi ucraina, che ormai si trascina come una soap opera senza fine, evidenzia l’incapacità o la mancanza di volontà dei soggetti coinvolti di trovare un accordo reale. Una sorta di danza macabra dove ogni passo è calcolato per mantenere lo status quo, piuttosto che per porre fine alle sofferenze. Per chiunque osservi senza pregiudizi, il quadro si presenta chiarissimo: la guerra è ancora l’unica protagonista, nonostante le apparenze diplomatiche.
Chiacchiere, accuse e “non invitati” nel gioco europeo
Se mai servisse un esempio di come si può leggere un conflitto da mille angolazioni, ecco la protesta russa sulla scelta di non invitare i Paesi europei ai colloqui negoziali. Una mossa che sa tanto di “gioco delle poltrone” piuttosto che di volontà concreta di risolvere il conflitto. Da una parte c’è Mosca che sbarra la porta ai vicini occidentali e dall’altra gli europei che, forse giustamente, si sentono usati come pedine in una partita dalla regole poco chiare e soprattutto non scritte in modo trasparente.
Una sceneggiata degna di nota che, purtroppo, non allevia di un grammo il peso dei missili che continuano a piombare sulle zone di guerra. La diplomazia spuntata e le accuse reciproche sono solo il sottofondo di un conflitto che non lascia tregua, anzi la nega sistematicamente con ogni attacco notturno, con ogni dramma umano sul terreno.
In definitiva, questa crisi sembra avere la durata di un film epico senza interruzioni, con protagonista la tragicità umana e come co-protagoniste le strategie politiche di una realtà che raramente osa mostrare la sua vera faccia, nascosta dietro una cortina di retorica e convenienza internazionale.



