Trasporti in tilt: tre giorni di sciopero perché evidentemente la vita è troppo noiosa senza drammi

Trasporti in tilt: tre giorni di sciopero perché evidentemente la vita è troppo noiosa senza drammi

Come se non ci fosse abbastanza caos nella vita quotidiana, dal 26 febbraio in Italia si apre un mini-apocalisse di tre giorni per il settore trasporti. Si comincia con aerei e aeroporti e si conclude in grande stile sabato 28 con le ferrovie, perché nulla dice “organizzazione” come un bel blocco tutti insieme.

Quindi, giovedì toccherà al settore aereo darsi alla ribellione con uno sciopero di 24 ore, ovviamente corredato dalle immancabili fasce di garanzia, quelle magiche fasce che assicurano che almeno una parte del disastro sarà limitata. I protagonisti? I lavoratori di Ita Airways ed EasyJet, rappresentati con dedita passione da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo e Anpac, perché quando una protesta è seria, bisogna chiamare tutto l’esercito sindacale a raccolta.

Il contorno non poteva mancare: presidi nelle roccaforti aeroportuali di Roma Fiumicino, Milano Linate, Malpensa e Napoli, dalle 10 alle 16, giusto per ricordare a tutti che la protesta è anche un evento social da non perdere. La scintilla? Il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, stranamente scaduto appena lo scorso dicembre per Ita Airways e a settembre per chi vola con EasyJet. Come se aspettare non fosse una virtù, vero?

Per i più curiosi, lo sciopero in realtà non è una novità. Era stato previsto per il 16 febbraio, ma, come un buon genio della lampada, il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha deciso di precettare la categoria: niente sciopero durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, perché nulla distrae meglio la gente dallo sciopero di uno sport invernale tricolore in città. E certe garanzie… beh, quelle ci sono comunque, anche se convexamente intrecciate nel mosaico del diritto al lavoro e al disagio.

Il grande spettacolo delle cancellazioni di voli

La compagnia di bandiera Ita Airways ci regala uno spettacolo h24: oltre 150 voli cancellati. Sembra quasi la trama di un film catastrofico, ma è realtà. La compagnia ha deciso di sopprimere il 55% del proprio piano voli per il 26 febbraio, includendo qualche anticipazione magica: voli cancellati pure il 25 e il 27, così da non farsi mancare nulla.

Consiglio di primaria utilità? Controllare lo stato del volo prima di presentarsi in aeroporto, perché affrontare la fila per un viaggio che non partirà è un’esperienza meditative e filosofica. E se proprio si inciampa nella cancellazione o in un volo che parte con quasi cinque ore di ritardo, niente paura: si può cambiare prenotazione senza penali o chiedere il rimborso, ma bisogna sbrigarsi. La scadenza per reclamare è fissata all’8 marzo 2026, perché in caso contrario, che gusto ci sarebbe?

Il numero telefonico per lamentele, preghiere e invocazioni? Un raffinato +39 06 85960020, disponibile sia dall’Italia che dall’estero, giusto per chi vuole sentirsi seguito come si conviene in una produzione da colosso globale del disagio.

Ryanair e la sua allegra danza di cancellazioni a Malpensa

Ma non è finita qui, perché anche Ryanair si adegua all’onda di disperazione con modifiche e cancellazioni mirate da e per Milano Malpensa. “Un numero limitato di voli” dicono, perché “limitato” fa sempre più reale il disastro. I passeggeri coinvolti sono stati tempestivamente informati via email, così possono sbollire l’arrabbiatura in privacy.

Se siete coraggiosi e amate l’imprevedibilità, vi conviene tenere d’occhio l’app Ryanair per aggiornamenti all’ultimo minuto, una montagna russa emotiva perfetta per chi ama il brivido. Nel frattempo, sul sito dell’Ente nazionale per l’aviazione civile, si può consultare l’elenco dei voli “indispensabili”. Insomma, quei voli sacri che devono per forza decollare, almeno per mantenere qualche flebile illusione di normalità.

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