Omicidio Sharon Verzeni la sentenza eternamente scontata per Moussa Sangare

Omicidio Sharon Verzeni la sentenza eternamente scontata per Moussa Sangare
Moussa Sangare a Sharon Verzeni, 33 anni, mentre faceva jogging a Terno d’Isola. Che motivazione? Nulla di trascendentale: un omicidio “per noia”, come ci ha cortesemente spiegato il pm Emanuele Marchisio. Perché, si sa, ammazzare qualcuno per passare il tempo è la nuova moda tra i narcisi che cercano forti emozioni senza troppe complicazioni.

Nessuna incapacità mentale, beninteso. Anzi, secondo il pm, Sangare è addirittura “scaltro”, specialista nell’occultare le prove: ha seppellito il coltello, ha cambiato pezzi della bicicletta nel tentativo di camuffarsi, è persino passato dal parrucchiere per un taglio stiloso. Tutto per cancellare l’indelebile segno del suo “capriccio”.

Da quando, dopo aver confessato due volte – una davanti al pm e l’altra al gip –, ha pensato bene di fare il giochetti da scemo e ritirare la confessione, dichiarandosi solo testimone. Ma i giudici della Corte d’Assise non si sono fatti abbindolare, e gli hanno gentilmente inflitto l’ergastolo con tutte le aggravanti del caso: premeditazione, futili motivi e minorata difesa. Insomma, un suo capriccio un po’ troppo sanguinario.

L’avvocato Luigi Scudieri, che rappresenta la famiglia di Sharon, non ha usato mezzi termini: “Non c’è più alcun dubbio né sulla colpevolezza di Sangare, né sulla ricostruzione dei fatti. Ha scelto consapevolmente di diventare un assassino e un uomo pericoloso. Non puoi spezzare la vita di una giovane donna solo per soddisfare i tuoi istinti antisociali”. Un applauso alla profondità sociologica e psicologica della diagnosi.

Intanto restano, come sempre, le lacrime e il dolore della famiglia: Sergio Ruocco, compagno di Sharon, sua madre, il padre, la sorella e il fratello. Tutti raccolti in un abbraccio straziante mentre la sentenza veniva letta come una sentenza definitiva, perché ognuno sappia che a questa follia è stata data una pena esemplare.

La sorella di Sharon, Melody, ha espresso il sentiment universale di chi cerca ancora un minimo di comprensione: confidavano fino all’ultimo che l’assassino si sarebbe preso la responsabilità del suo efferato crimine. Spoiler: non è successo. E questa reticenza non fa che accentuare la sua pericolosità.

Melody ha aggiunto:

“Speriamo che il tempo a lui concesso possa almeno aiutarlo a comprendere la gravità di ciò che ha fatto. Ringraziamo la Corte d’assise per il giudizio giusto e obiettivo, e riconosciamo il lavoro instancabile del pubblico ministero, dei carabinieri e di tutti coloro che hanno fatto emergere la verità. A Sharon diciamo solo questo: sarai sempre viva nei nostri cuori, ogni singolo giorno”.

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