Tutto è successo sabato 30 agosto 2025, verso le 23: una ragazza sola, che cammina verso la stazione ferroviaria di San Zenone al Lambro – perché si sa, prendere l’ultimo treno nella provincia milanese è un’aggiunta romantica al rischio quotidiano. E proprio lì, tra le ombre, il nostro Heroult ha deciso di fare il suo entrata da cattivo della situazione.
Poi, ovviamente, l’uomo si scopre lavoratore modello: all’epoca dei fatti si dilettava tra pentole e padelle in una struttura di accoglienza per migranti sempre nella zona, un dettaglio che aggiunge quel tocco di beffa alla storia. Per chiudere in bellezza, pare abbia chiesto scusa – immaginate la scenetta – e versato pure un risarcimento alla vittima, che, ciliegina sulla torta, non si è nemmeno presentata come parte civile. Magnanimità pre-giudiziale? O semplice pragmatismo?
La procura, evidentemente più pragmaticamente inflessibile, aveva chiesto 11 anni; il giudice ne ha accordati dodici, con il mazzo di espulsione al termine del turno carcerario. Naturalmente la difesa, che al momento sembra prendere fiato, non esclude il classico ricorso in appello, perché si sa, la giostra giudiziaria non si ferma mai.



