L’evento più atteso nella saga del credito privato: il fondo speculativo attivista Saba Capital Management si prepara a piombare su tre fondi di credito privato targati Blue Owl Capital, di cui due appena sbarazzatisi di oltre un miliardo di dollari in prestiti. Il motivo? Sussistono timori inquietanti legati alla valutazione delle società software e a una gigantesca stretta di liquidità che sta mettendo in crisi i mercati privati. Inutile negarlo: l’azione di Blue Owl ha subito un tonfo verticale negli ultimi giorni, travolta dall’incubo del possibile blocco delle uscite di capitale nei suoi prodotti di debito.
L’azienda ha radicalmente cambiato le regole del gioco nel fondo Blue Owl Capital Corporation II, limitando la libertà degli investitori di ritirare i propri soldi. Ovviamente, la mossa ha scatenato il panico e, come ciliegina sulla torta, Boaz Weinstein e i suoi sodali di Cox Capital Partners hanno deciso di lanciare un’offerta di acquisto per le quote nei fondi non quotati, proponendo uno sconto tra il 20 e il 35% rispetto al valore patrimoniale netto (NAV) dichiarato. Che affare, vero? Quasi come comprare un pasticcio a metà prezzo.
Saba Capital e Cox hanno comunicato venerdì scorso di voler partire con un’offerta pubblica rivolta a una porzione del fondo Blue Owl Capital Corporation II (detto anche OBDC II), offrendo denaro contante. Ma non si fermano qui: la stessa strategia sarà applicata anche ad altri due fondi bluowliani, il tecnologico Blue Owl Technology Income Corp (OTIC) e il Blue Owl Credit Income Corp (OCIC). Il tutto con l’aria di chi ti sta salvando dal disastro, ma nel frattempo ti compra il salvagente a prezzo da saldo.
Piccola curiosità: l’OBDC II, destinato agli investitori retail americani (che mica si stavano annoiando), ha recentemente liquidato prestiti per 600 milioni di dollari, il 34% del suo portafoglio da 1,7 miliardi. Nel frattempo, il fondo OTIC ha venduto 400 milioni di asset di prestito, cioè il 6% del suo portafoglio. Insomma, vendite in grande stile in un settore che dovrebbe essere solido come una roccia.
“Una soluzione di liquidità” per chi non vede l’ora di uscire (ma forse non potrà)
Saba e Cox giurano che le loro offerte «offriranno una soluzione di liquidità agli investitori retail», visto che l’intero settore è travolto da una pioggia incessante di richieste di riscatto, deflussi per mesi e un aumento delle strette alle condizioni di rimborso. Insomma, come una Guardia di Finanza che arriva a sequestrarti il conto perché il settore è nelle catacombe.
La settimana scorsa Blue Owl ha annunciato la fine dei pagamenti trimestrali regolari di liquidità agli investitori di OBDC II, passando a pagamenti “a singhiozzo” finanziati da vendite di asset, utili e rimborsi vari. Come prevedibile, questa limitazione più severa alle uscite non ha fatto rinascere l’entusiasmo: le azioni di Blue Owl hanno fatto crollare la cresta proprio come una ola che improvvisamente si ferma.
Uno che di liquidità se ne intende, Orlando Gemes, fondatore e capo degli investimenti di Fourier Asset Management, ha commentato: «La liquidità, in queste situazioni da bolletta impagata, è un bene preziosissimo. Weinstein sta offrendo una liquidità che forse altrove non troverete, o che più avanti sarà solo un ricordo». Tradotto: la liquidità è oro, e chi la offre si spalma pure per bene in questa crisi.
Il fondo Saba Capital, specialista in opportunità di arbitraggio nel credito, considera i disagi sui NAV dei fondi chiusi come la sua tana preferita da cui pescare occasioni: infatti, spesso tenta di raddrizzare i consigli d’amministrazione per spremere fino all’ultima goccia di rendimento, trasformando ogni grattacapo in un piatto succulento.
Venerdì, ospite di una chiacchierata televisiva, Craig Packer, co-presidente e capo del credito di Blue Owl, ha assicurato che nessuno degli investitori è intrappolato, anzi, l’OBDC II ha deciso di restituire capitali a passo sostenuto. «Gli investitori riceveranno il loro denaro in proporzione», ha detto con tono ottimista degno di chi vede il sole anche durante l’uragano.
Secondo Packer, quello del credito privato è un settore che avrà alti e bassi, ma guarda avanti con ottimismo: «Pensiamo che le prospettive nel wealth management siano davvero allettanti». Nota bene: il capo credito parla di “opportunità”, non di catastrofi imminenti. Curioso, non trovate?
Software, private credit e il crollo alla moda
Blue Owl è un gigante nel prestito diretto rivolto soprattutto al settore software. L’iniziativa di Saba arriva proprio in un momento in cui il comparto del credito privato è al centro di forti dubbi, spesso legati alle aziende software, particolarmente esposte a rischi elevati. Nel recente giro di svendite, tra 128 società appartenenti a 27 settori, il software e i servizi internet erano il pezzo grosso, con un incredibile 13% del portafoglio.
Nel mondo del software-as-a-service (SaaS) quotato, da qualche tempo si tremano ginocchia e portafogli: il motivo? L’arrivo a gamba tesa di nuovi strumenti di intelligenza artificiale capaci di trasformare il mercato in un campo minato di incertezze. Insomma, una vera rivoluzione che sembra più un terremoto per i nostalgici del software tradizionale.
E la tempesta si sposta ora anche nel settore software privato, parcheggiato lontano dai riflettori borsistici ma sicuramente non più immune. Alcuni investitori, con la faccia scura e il portafoglio stretto, definiscono quest’incrocio di problemi “la tempesta perfetta”. Spettacolare, invero.
Secondo l’analisi di Voya Investment Management, che non ha certo interesse a propinarvi solo rose e fiori, l’esposizione del credito privato verso le società software si attesta intorno ai 226 miliardi di dollari, facendo di questo settore «il più indebitato tra tutti i prestiti diretti a core e upper middle market». Che fantasia, eh?



