Il caos in Messico è tutt’altro che un’invenzione giornalistica creata per attirare clic o spaventare i turisti meno coraggiosi. Anzi, è un incendio a cielo aperto. Numerosi ristoranti e altre attività commerciali stanno abbassando le serrande, mentre l’ordine pubblico sembra un lontano ricordo: uscire per strada è diventato un azzardo da codice rosso.
Il consulente viaggi del tour operator italiano La tua vacanza in Messico, con voce tremolante e un certo coraggio, condivide tramite Instagram un video messaggio rivolto a clienti e amici. I suoi “ragazzi” impegnati in tour a Bacalar sono intrappolati, incapaci di tornare a Playa del Carmen, ostaggio di strade assediate dai narcos, che oltre a bloccare il traffico si dilettano ad incendiare automobili e autobus. Stiracchiando un filo di speranza, invita tutti a non perdere la fiducia: presto, forse, tornerà la normalità. Un augurio dolceamaro, visto che il presente è fatto di fiamme, paura e silenzi assordanti.
Nel frattempo, l’elenco delle vittime cresce: sono 26 i morti ufficiali confermati dalle autorità, conseguenza di un’esplosione di violenza scatenata dall’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes alias El Mencho, il capo indiscusso del cartello di Jalisco. Il tour operator italiano residente in Messico non ha dubbi nel definire questo signore la versione messicana di Totò Riina, un malore storico della criminalità organizzata.
Il boss, dopo anni di latitanza più o meno condonata, è stato finalmente arrestato e giustiziato. E quale felice epilogo per la “lotta alla criminalità”? Naturalmente no: i narcotrafficanti, lungi dal deporre le armi, hanno deciso di innalzare la posta, scatenando una rivolta che attraversa in lungo e in largo il Messico, stendendo un’ombra cupa e inquietante su ogni angolo del Paese.
Tra le vittime, come per aggiungere un tocco di dramma e assurdità, si annovera una donna in attesa di tre mesi e non stiamo parlando di un dettaglio da poco, ma di un momento di dolcezza negato dalla barbarie che avanza. A far compagnia a questa tragedia si registrano anche 17 tra agenti delle forze dell’ordine, con quindici membri della Guardia Nazionale, un agente della Procura e una guardia carceraria caduti nel fuoco incrociato. Non meno agghiacciante è il bilancio criminale: otto narcotrafficanti hanno perso la vita nello scontro continuo.
Il profilo di El Mencho, il boss che ha trasformato i narcos in un esercito di droni e fentanyl
Dimenticate gli stereotipi del boss mafioso che fuma il sigaro da poltrona di lusso: El Mencho ha rivoluzionato il concetto di criminalità organizzata. È stato l’artefice di una metamorfosi che ha trasformato i narcos, non più semplici trafficanti ma un esercito ipertecnologico. Droni per la sorveglianza e il trasporto, fentanyl come nuova moneta tossica per cementare il potere e moltiplicare gli affari. Un’intelligenza criminale fredda, calcolatrice e spietata, capace di sfidare lo Stato e di tenerlo in scacco.
Insomma, una guerra moderna combattuta fuori da ogni regola, dove l’unica costante è l’assurdità di una situazione che potrebbe ispirare più una serie tv che una cronaca reale. Ma, purtroppo, siamo nel Messico di oggi, non in un prodotto Netflix.
Il risultato? Un Paese in fiamme, diviso tra disperazione e repressione, dove il turismo vacilla e la cittadinanza si addentra in un incubo senza fine, a ritmo di violenza, paura e caos — con la certezza tristemente ironica che a nulla valgono arresti e omicidi selettivi quando l’intero sistema è marcio fino al midollo.



