New York non è mai stata così centrale in questa storia che sembrerebbe uscita da un thriller sgangherato di seconda mano. Austin Tucker Martin, un giovane di 21 anni proveniente da Cameron, nella mite Carolina del Nord, è stato giustiziato domenica (perché chiamarlo altrimenti?) dai servizi segreti americani dopo aver presumibilmente varcato il cordone di sicurezza di Mar-a-Lago, la mitica residenza di Donald Trump a Palm Beach, Florida.
L’eroico incontro è avvenuto presso il cancello Nord del complesso poco dopo l’una di notte. Martin trasportava con sé un fucile da caccia e, per aggiungere quel tocco di apocalittico, una tanica di carburante. Lo sceriffo della contea, Ric L. Bradshaw, ha immediatamente precisato che le forze dell’ordine gli avevano ordinato di mollare tutto, il giovane ha lasciato a terra la tanica ma, mica morto di paura, ha alzato il fucile in posizione di “tiro”. Indovinate la reazione degli agenti? Sì, la classica scarica di piombo. Fine della storia per il ventunenne.
Naturalmente, Martin era stato segnalato come persona scomparsa la sera prima dalla sua famiglia. Gli investigatori dicono che ha abbandonato la fredda Carolina del Nord, si è diretto verso sud e ha probabilmente acquistato l’arma durante il tragitto, dato che la sua scatola è stata ritrovata nella macchina. Che incipit da film… peccato sia tutto vero.
Il parere rassegnato della famiglia
Ma non temete, c’è anche un lato familiare da commovente cinema americano. Il cugino di Martin, Braeden Fields, ha raccontato all’Associated Press che Austin era un tipo tranquillo, perfino spaventato dalle armi, cresciuto in una famiglia di ardenti sostenitori di Trump. “Mai e poi mai avrei pensato che potesse fare una cosa simile. È assurdo”, ha detto, descrivendolo come qualcuno che lavorava serenamente in un campo da golf locale.
“Non ha mai fatto male a una formica, non sapeva manco usare una pistola”, ha aggiunto il cugino che, come ciliegina sulla torta, ha ribadito l’entusiastico sostegno di tutta la famiglia verso il tycoon. Perché si sa, nulla dice “amore per Trump” come lanciare taniche di benzina sotto il suo portone.
L’arte di vivere tra aquerelli e occhialini
Scorrendo l’Instagram di Martin si trova un’accozzaglia di acquerelli e schizzi in bianco e nero, per lo più raffiguranti il Quail Ridge Golf Course, distante una trentina di chilometri da Cameron. Immagino fosse la sua musa ispiratrice. Fra le foto di famiglia postate dalla mamma, Melissa Martin, spiccano immagini di Austin con fratelli in divisa militare – un cliché familiare da manuale americano.
Fonte di disperazione, il suo ultimo appello social è un collage di dettagli per chi l’ha visto l’ultima volta alle 19:51 del 21 febbraio, a bordo di una Volkswagen Silver del 2013. Un appello alla polizia come a dire “se lo incrociate, chiamate subito, però senza fargli del male”. Peccato che da queste informazioni così precise sia finito ammazzato in un resort blindato poco dopo.
Mar-a-Lago: un gioiello dell’ospitalità… armata
Naturalmente, al momento della tragedia, Trump e la First Lady Melania si trovavano a Washington, ovvero molto lontano da quel resort che sembrerebbe a tratti un bunker di guerra. Sabato sera, infatti, accoglievano i governatori alla Casa Bianca, celebrando la solita festicciola della politica americana.
Non è la prima volta che la tranquilla Mar-a-Lago diventa scenario di incidenti “minori” come questo. Nel settembre 2024, un altro aspirante vigilante, Ryan W. Routh, era stato fatto fuori anch’egli dai servizi segreti. Armato e vicino a una recinzione della tenuta di Trump, fu accusato di tentato omicidio nei confronti del presidente. Finiamola però di stupirci: operazioni del genere sembrano routine, oramai.
Il soggetto Ryan Routh: un cocktail di paranoie politiche
Sul profilo di Routh, emerge un misto esplosivo di fanatismo armato, teorie del complotto e incoscienza politica. Ha votato per Trump, poi per la filorussa Tulsi Gabbard, e infine per Biden. Qualcuno dovrebbe fare un corso accelerato sulla coerenza politica – o magari sull’uso del cervello.
Questi episodi raccontano un’arena americana dove il fanatismo armato incontra la paranoia, con le proprietà di un ex presidente che finiscono per somigliare sempre più a zone di guerra. Nel frattempo, la narrativa ufficiale ci rassicura con frasi fatte, mentre dietro il sipario si consumano tragedie in nome di una sicurezza mai troppo sicura.



