Verona chiude i giochi con Accatino che promette bolle, Achille Lauro e colpi di scena segreti di cui nessuno sapeva niente

Verona chiude i giochi con Accatino che promette bolle, Achille Lauro e colpi di scena segreti di cui nessuno sapeva niente

Finalmente è arrivato il fatidico giorno della chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina. Questa sera, mentre gli ultimi eroi dell’hockey si sfidano in un infuocato Stati Uniti-Canada, tutti gli occhi saranno puntati sulla cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, quel lontano e polveroso gioiello dell’Opera, gentilmente confermato come patrimonio dell’Unesco. Il tema, niente meno che “Beauty in Action”, una trovata da premio Oscar per suggellare due settimane di sforzi olimpici e serate passate a tifare, strizzare le dita e sperare che tutto fili liscio.

Ad anticiparci questa magnifica messinscena è Alfredo Accatino, direttore artistico di Filmmaster e mente geniale dietro la cerimonia: «Un’Italia che balla tra opera e urban dance, tradizione senza tempo e le solite tecnologie futuriste, conditi da un pizzico di ecologia tanto per non scontentare nessuno». Mica male, no? Una sfida titanica inscenata dentro un monumento millenario, una combinazione tra passato e presente che promette scintille.

Prima però, un attimo di realismo: qualcuno teme che il meteo possa rovinare la festa. Ma Accatino, con la saggezza di chi ha affrontato tempeste peggiori, rassicura: «Ero più preoccupato per la pioggia che per le polemiche, perché all’Arena la pioggia è un dettaglio tutt’altro che trascurabile. Per fortuna però le previsioni sono dalla nostra parte». Fossimo in lui, torneremmo a dormire sonni tranquilli, ma sapete com’è: l’incubo del maltempo è sempre il miglior antagonista per qualsiasi evento all’aperto.

Un’Italia in movimento tra pietra e pixel

Ma cosa si vedrà di preciso in questa epica deriva artistico-sportiva? La risposta è tanto semplice quanto affascinante: un’Italia “in movimento”. Perché, ci si tiene a sottolineare, la bellezza italiana non è mica quella da cartolina impolverata, ma un’altra cosa. Altro che staticità: la scenografia ambiziosa piazza un palco iper contemporaneo proprio dentro una cattedrale di pietra vecchia duemila anni. Un dialogo intenso fra passato e futuro, tra colonne antiche e luci di ultima generazione, con l’Italia che per una volta non si limita a conservare la bellezza ma, udite udite, la fa ballare.

E quando chiediamo il filo narrativo della serata, la risposta mette insieme il solito repertorio di stereotipi nostrani: «Parte dall’italianità, con opera, cinema, musica e danza. Poi si amplia a temi universali, come il rispetto per gli atleti e la loro ammirevole capacità di superarsi, finendo – come ormai da copione – sull’ambiente». Ah, l’ambiente, l’immancabile salvagente morale di ogni evento globale moderno!

In tema ambientale, la performance sarà affidata a Roberto Bolle, che si cimenterà in un “Circle of Life” poetico ma spettacolare, un inno all’acqua, al ciclo naturale e all’equilibrio che servono tanto quanto una scusa per farci sentire tutti un po’ più virtuosi. Perché, ovviamente, se non salviamo la neve, gli sport invernali rischiano grosso: uno scoop di quelli da far venire i brividi.

Tra fotografie nostalgiche e futurismo elettronico

Qualche anticipazione? Preparatevi a un inizio a dir poco “inaspettato”, come annuncia il direttore artistico, con un omaggio alla bandiera italiana costruito con le fotografie di Marco Delogu. Seguirà un segmento iperelettronico dedicato all’“elevazione” dell’atleta – un’espressione che promette di lasciarci tutti con il fiato sospeso, o quantomeno confusi – e infine un gran finale da stadio, un enorme “concertone” che chiuderà in bellezza.

Non poteva mancare, ovviamente, quel gioco di stile un po’ bizzarro ma molto italiano: la moda. Stavolta non ci saranno sfilate patinate ma un tributo ai costumi realizzati da Stefano Ciammitti, che si è preso la briga di utilizzare solo materiali di recupero. Riassumiamo: l’abito di Madame Butterfly è stato confezionato con un paracadute anni ’70, le “chicche” di Aida sono state realizzate con teli termici dorati usati per proteggere i migranti dal freddo, e perfino Rigoletto ha fatto il salto di qualità diventando un mix di zip e jeans. Un lavoro “pazzesco”, dicono, se vi piace il riciclo artistico d’alta moda.

Tra polemiche e eredità olimpiche

Tralasciando le polemiche che hanno imperversato dopo la cerimonia d’apertura, Accatino sembra disincantato, quasi sereno: «Fa parte del mestiere, ormai siamo abituati». Confida di aver lavorato a stretto contatto con il direttore creativo Adriano Martella e la regista Stefania Opipari, un dream team nato sui campi di Torino 2006. Quel famoso retaggio olimpico che nessuno dovrebbe permettersi di dimenticare.

Perché, a quanto pare, quell’esperienza ha creato un capitale di competenze che sarebbe un vero peccato vedere dissipato, considerando che tante figure chiave di oggi attingono proprio da quel bagaglio. Un monito implicito a non lasciare che Milano Cortina segua la stessa sorte del dimenticato piano olimpico.

Per scaldare ulteriormente l’attesa, qualche nome degli ospiti confermati è stato già fatto: Achille Lauro, Gabri Ponte, e la sempre carismatica Benedetta Porcaroli. Il resto, però, rimane celato dietro un velo di mistero degno di una spy story all’italiana. Né più né meno, ci tocca avere pazienza.

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