Quando tua madre vince una Rolls-Royce e la vita normale va definitivamente a farsi benedire

Quando tua madre vince una Rolls-Royce e la vita normale va definitivamente a farsi benedire

Il vintage che diventa tendenza, un’architetta in crisi mistica e una Rolls-Royce in palio in una lotteria: no, non è la sceneggiatura di un film poco credibile, bensì la genesi di Cavalli e Nastri, uno dei negozi più iconici di abbigliamento ‘second hand’ di Milano. Ce la racconta Francesco Baracchi, figlio della visionaria fondatrice Claudia Jesi, che ha saputo trasformare un’improbabile serie di eventi in un impero del riciclo di lusso.

Come si dice, a volte la fortuna bussa davvero alla porta con un fracasso: siamo negli anni ’70 e la futura regina del vintage abbandona i rigori del Politecnico per immergersi nella spiritualità californiana. Durante un soggiorno nell’ashram di Baguan (Osho) in Oregon, decide di partecipare a una lotteria in cui il premio è, giust’appunto, una delle 100 Rolls-Royce possedute dal santone. E indovinate un po’? Vinci lei, come in quelle storie da rivista patinata dove tutto sembra surreale, ma succede davvero.

Dopo essersi goduta il bolide per qualche ricerca lungo gli Stati Uniti, la nostra eroina torna in Italia, vende l’auto e investe il ricavato in un negozio di abbigliamento vintage a corso di Porta Ticinese, a Milano. È la prima metà degli anni ’80 e, come in un racconto di Fitzgerald, in quella Milano dove ancora “tutto è possibile”, nasce una rivoluzione silenziosa: l’idea di unire il vintage di seconda mano con un tocco di alta moda e, perché no, un pizzico di ecologismo ante-litteram.

Baracchi spiega con il tono di chi la sa lunga: “All’epoca il vintage era solo roba vecchia da mercatini poco raccomandabili. Mia madre ebbe l’intuizione di distinguersi, offrendo pezzi unici che coniugavano il riciclo con il glamour, un connubio che ancora oggi ci rende unici… anche se, inutile negarlo, ora il mercato è pieno di imitatori.”

Un salto di qualità (e di via)

Se pensate che il successo di Cavalli e Nastri sia rimasto confinato in un piccolo negozio di Porta Ticinese, siete fuori strada di qualche metro temporale. Quando il colosso Levi’s si presenta con un’offerta milionaria per il locale, la famiglia Baracchi non si tira indietro. Traslocano in via Giangiacomo Mora, a pochi passi, trasformando il loro negozio in un tempio vintage dedicato interamente all’uomo, pronti a conquistare stilisti del calibro di Miuccia Prada e artisti come Jovanotti. Un’ambizione degna di qualsiasi altro “imprenditore di fortuna”.

Curiosità numero uno: la scelta di abbandonare l’architettura (retribuita come un contratto a 60 giorni) per l’immediatezza della cassa del commercio al dettaglio è decisamente pragmatica. Meno grafici e più incassi, del resto, si sa, è il sogno di ogni creativo alle prese con le bollette.

Clientela variegata: dai rocker agli armatori

Non basta il fascino vintage per attirare tutti: tra gli habitué di Cavalli e Nastri figurano i più disparati personaggi, dal rock incandescente dei Måneskin al cantautorato di Lucio Corsi, passando per la selvaggia energia di Loredana Berté. Un melting pot culturale che probabilmente nemmeno la via più hipster di Milano può vantare.

E per chi pensasse che l’élite facoltosa non metta piede in un negozio vintage, si sbaglia di grosso: un armatore greco, scortato da una sicurezza degna di un capo di stato, ha recentemente fatto incetta di cravatte vintage, ben 50 pezzi, assicurandosi così una collezione privata che farebbe impallidire qualsiasi stilista.

La clientela è mutata: ora si vedono più turisti e lavoratori stranieri curiosi di carpire il segreto del made in Italy a basso costo, ma non mancano i milanesi che cercano l’indumento unico, quello da sfoggiare e sfoggiare ancora, senza cadere troppo nella banalità da fast fashion.

Ovviamente, non mancano le lamentele sacrosante riguardo la via: “Se solo la rendessero pedonale sarebbe tutto più ordinato”, ammette il proprietario, consapevole che questa soluzione sarebbe tutt’altro che semplice – ma tant’è, mica devono essere sempre problemi loro. Intanto, la storia continua e non accenna certo a fermarsi.

Oggi Cavalli e Nastri può vantare tre boutique aperte in città: due su via Giangiacomo Mora e una incastonata nell’artistico e un po’ snob quartiere di Brera. Non proprio il classico mercatino di rigattieri, ma qualcosa di molto più sofisticato, anche se con le radici ben piantate nell’irriverente mondo del vintage di lusso.

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