Antimafia ci spia e noi a far finta di niente, ma come l’abbiamo scoperto davvero

Antimafia ci spia e noi a far finta di niente, ma come l’abbiamo scoperto davvero

Ecco a voi la brillante cronaca di un collaboratore di giustizia, non proprio fresco di polvere, visto che vanta un curriculum niente male come affiliato ai “locali” di Legnano e Lonate Pozzolo. Ha pensato bene di raccontare ai pm il backstage di questa parabola all’italiana, dove alcuni “uomini d’onore” avevano una soffiata d’oro direttamente dalla maxi inchiesta targata Dda di Milano. Come dire: “Se lo sapevano anche loro, forse non era così tanto segreto”.

La saga del finto incontro: un capolavoro di sceneggiatura

Ma dulcis in fundo, la ciliegina sulla torta della narrazione è la storia di un incontro fasullo, così falso che potrebbe aspirare a un premio Oscar per la fantasia. Sì, l’incontro che doveva far credere a tutti qualcosa che, a quanto pare, era tutto un bluff. Il nostro protagonista? Un certo Gioacchino Amico, che ha recitato la parte con tanto impegno da far sospettare che dietro non ci fosse solo un gioco di prestigio ma un intero teatro di illusioni criminali.

Il collaboratore si è premurato di spiegare come alcuni pezzi da novanta fossero ben informati sulle mosse della giustizia milanese. Evidentemente, l’efficienza investigativa ha qualche falla quando chi dovrebbe essere dalla parte della “legge” sembra condividere segreti con chi, per definizione, le cose concrete dovrebbe nasconderle. Un bel passo avanti verso la trasparenza, no?

Quando l’informazione diventa gioco amico-nemico

Ma non si pensi che il tutto rimanga solo nell’ambito della narrativa giudiziaria da telenovela. No, perché questa rivelazione apre la porta a un quadro ancor più desolante: il sospetto reiterato di una rete di amicizie pericolose dove la criminalità organizzata e certi apparati istituzionali non sono poi così distanti. Il nostro caro Gioacchino Amico, ben consapevole del ruolo che svolge, diventa così un simbolo perfetto di questa commistione amara.

Insomma, in un paese dove la legalità spesso è un optional da sventolare solo nelle grandi occasioni, sapere che alcune teste coronate del malaffare sono un passo avanti a chi dovrebbe smascherarle è tutto fuorché rassicurante. Ma, come sempre, va messa in conto la favola nazionale: nel gioco delle parti, chi ha potere si tiene informato, gli altri no; e i poveri cittadini restano a guardare, spettatori impotenti di una messinscena dai tempi infiniti.

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