Il piccolo Domenico se ne va e mamma lancia l’sos: nessuno osi dimenticare questo dramma in vendita

Il piccolo Domenico se ne va e mamma lancia l’sos: nessuno osi dimenticare questo dramma in vendita

Il piccolo Domenico, un tenero esserino di soli due anni e quattro mesi, ha deciso che vivere dopo un trapianto di cuore sbagliato era un lusso troppo grande. Da quel lontano 23 dicembre, quando un cuore danneggiato – sì, avete capito bene, un cuore danneggiato – è stato impiantato a causa di un clamoroso errore durante l’espianto, il piccolo ha lottato… fino a quando non ce l’ha fatta più. Questa mattina, intorno alle 5:30, il suo cuore ha smesso di battere, e non per colpa della natura, ma di chi avrebbe dovuto salvargli la vita.

L’Azienda Ospedaliera dei Colli, cui fa capo l’ospedale Monaldi di Napoli, ha comunicato la tragica notizia. Domenico, scrivono con una freddezza da manuale, «è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche». Se mai ci fosse stata qualche speranza residua, è stata spenta da quello che viene chiamato in burocratese “percorso di desistenza terapeutica”: traducendo per i comuni mortali, meno ossigeno, meno macchine, meno cura. In pratica, tutto quello che serviva per far spegnere un fisico già ferito a morte.

La direzione strategica dell’ospedale si è poi prodigata in un sentito cordoglio — che suona un po’ come il classico “ci dispiace” detto da chi non sa cosa dire — e si è stretta attorno alla famiglia, che in questo momento ha tutta la sua partecipazione… e il suo dolore. La madre, Patrizia Mercolino, ha ricevuto la telefonata fatale poco prima dell’alba: distrutta, tra lacrime e un dolore insostenibile, ha dichiarato che “quello che è successo a Domenico non dovrà essere dimenticato”, come se la memoria potesse riparare un disastro così gigantesco. Ha anche annunciato la creazione di una fondazione in memoria del figlio, perché se c’è una cosa che sicuramente illumina il buio di questa tragedia è la retorica che la segue.

Accanto al piccolo, nel reparto di terapia intensiva cardiologica, non poteva mancare l’immancabile serie di figure istituzionali pronte al rito dell’ultimo saluto: c’era persino il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, per l’estrema unzione, e padre Alfredo Tortorella, cappellano del Monaldi, lì a “stare vicino alla famiglia”. Presenza consolatoria, insomma, per chi vorrebbe piuttosto un po’ di concretezza invece di parole preconfezionate e ben vestite.

Il mistero del cuore “congelato” che ha ucciso Domenico

Il cuore trapiantato al piccolo è arrivato a Napoli da Bolzano, dove era stato prelevato da un bambino di quattro anni. Notate il dettaglio: il cuore che doveva salvare una vita è invece arrivato in condizioni “inservibili”. Come raccontano alcune fonti, in perfetto stile “errori medici da manuale”, il cuore era finito “in un blocco di ghiaccio” che altro non era se non… ghiaccio secco. Sì, proprio quello usato per conservare il gelato, ma con un tocco mortale. Il problema? Al posto del normale ghiaccio, è stato usato quello secco che, a contatto col cuore, lo ha irrimediabilmente danneggiato.

Per aggiungere un pizzico di grottesco alla vicenda, il contenitore utilizzato per il trasporto non era nemmeno uno di quegli ultimi modelli super tecnologici capaci di segnalare variazioni di temperatura. Insomma, un dispositivo che dovrebbe contenere un organo vitale è stato lasciato nelle mani di un dispositivo del secolo scorso, senza nemmeno una spia o un allarme. Il carico, quindi, era già andato a rotoli prima dell’operazione.

Il trapianto è stato comunque effettuato, perché, come tutti sappiamo, l’importante è “fare qualcosa”, anche a costo di farlo male. La scoperta della drammatica realtà è arrivata – manco a dirlo – solo dopo aver tolto al piccolo un cuore malato, ma funzionante. Una pietra tombale sulle speranze di Domenico, che da quel momento ha vissuto in terapia intensiva »sospeso» tra la vita e la morte, attaccato a una macchina chiamata Ecmo, un supporto vitale meccanico che ha continuato a tenerlo in vita, letteralmente, per inerzia.

Nel frattempo, sono stati giorni di tensione, di ricerche disperate per un altro cuore in Italia e persino all’estero. Peccato che ogni tentativo di speranza si sia infranto contro il muro di pareri medici inesorabili: prima quello dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, poi un comitato di esperti di ritorno da Napoli, tutti concordi nel bocciare un secondo trapianto. Il bambino non stava abbastanza bene per sopportarlo. E allora, a seguire, niente più cure, solo un rapido peggioramento e la morte.

Indagini e responsabilità: qualcuno pagherà?

Al momento, la Procura di Napoli sta svolgendo il classico iter di indagine per capire chi ha combinato il disastro. Sei persone sono finora indagate per presunti errori che vanno dall’espianto sbagliato, al trasporto scadente, fino alla pessima gestione del trapianto. I magistrati si preparano a sequestrare la salma di Domenico per l’autopsia, nell’eventualità che emerga qualche dettaglio ancora più oscuro da questa storia già abbastanza macabra.

I Carabinieri del Nas di Napoli sono già arrivati all’ospedale Monaldi, come se la loro presenza potesse magicamente sistemare ciò che era andato storto. Una grande catena di sfortune ed errori che, a questo punto, potrebbe facilmente trasformarsi in un grumo di responsabilità politiche e professionali, a meno che qualcuno non preferisca lasciare tutto nel limbo dell’indifferenza.

In definitiva, la storia di Domenico ci racconta di un sistema che, a tratti, pare più un rompicapo da incubo che una macchina organizzata per salvare vite umane. Un sistema nel quale un cuore, l’organo simbolo della vita, può arrivare danneggiato da un errore madornale e, peggio ancora, non ce ne accorgiamo nemmeno in tempo utile per salvare un bambino. Belle premesse per il futuro della sanità, no?

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