Ah, la solita storia dell’allenatore che si fa carico del passato come se fosse il peso del mondo, ma che in realtà pensa solo a maledire il destino mentre si fa passare il dolore più rapidamente possibile. Il tecnico bianconero guarda avanti, perché, si sa, la sofferenza della sconfitta di Istanbul è solo quel comodo elastico che, tirato bene, dovrebbe far partire di slancio verso nuove glorie.
Intanto, si prepara alla sfida contro il Como, una partita che per lui vale molto più di un semplice confronto calcistico. Sì, perché anticipa nientemeno che i test contro il Galatasaray e la Roma, due appuntamenti su cui si deposita ogni speranza di riscatto – o di altre delusioni altrettanto imbarazzanti.
Ma ora il vero giallo del giorno è il suo rinnovo. O meglio, il “rinnovo”, quello che sembra un semplice dettaglio ma che, guarda caso, assume le forme di un’impellenza che nessuno ha mai ben spiegato. Una necessità, eh sì, di fare in fretta. E come no? Perché aspettare inutilmente, quando si può stringere subito la mano e firmare un altro contratto che – a giudicare dalle prestazioni – non promette certo un cammino tranquillo?
Il tecnico, da vero pragmatista, se ne fa una ragione:
“Se c’è la necessità di farlo in fretta, una soluzione la troviamo.”
Che magnanimità. Come se la fretta fosse sempre una buona consigliera, e che a volte la democrazia della frase fatta batta pure il meritato dubbio degli addetti ai lavori. Non si capisce bene però se questa “soluzione” nasconda il desiderio di un rinnovo a scatola chiusa o l’ipotesi di una separazione consumata nei fatti ma non ancora ufficializzata. Intanto il paradosso è servito: un tecnico costretto a parlare di rinnovo mentre tutti aspettano di capire se si potrà mai parlare di continuità o, peggio, di cambio di rotta.
Ecco il calcio moderno, dove ogni piccolo dettaglio è una soap opera e ogni conferenza stampa una seduta di psicanalisi collettiva. Il dolore di Istanbul, dicono? Un elastico per ripartire? Speriamo solo che non si trasformi in un elastico che sa solo stringere e spezzare gli animi dei tifosi più fedeli.



