La versione fornita da Carmelo Cinturrino nelle ore successive ai fatti non sta convincendo un granché gli inquirenti, ma chissà forse hanno la vista annebbiata. Giovedì, infatti, ben quattro colleghi del poliziotto sono stati gentilmente interrogati dal pm Giovanni Tarzia presso la questura, pronti a difendersi in completo stile “no comment” assistiti dai loro legali. Al centro dell’attenzione, la dinamica di quell’infelice episodio, le ombre insistenti sulla pistola a salve trovata accanto al corpo della vittima e, dulcis in fundo, il simpatico ritardo di circa 20 minuti nell’allertare i soccorsi.
Non è magari passato inosservato a nessuno che Adberrahim Mansouri probabilmente stesse telefonando proprio mentre la tragedia accadeva. L’uso del cellulare del povero 28enne avrebbe infatti permesso agli agenti della squadra mobile di Milano di segnare a mattarello il momento esatto dell’unico sparo letale partito dalla pistola di Cinturrino. Immaginate la scena: una telefonata con un amico — forse intento ad avvertirlo della presenza, chi lo sa, delle forze dell’ordine nelle vicinanze — interrotta di soprassalto dal proiettile fatale.
Ecco, da quel devastante silenzio causato dallo sparo alla chiamata ai soccorsi, con tanto di 118, passano ben più di 20 minuti, un tempo che potrebbe far scatenare l’invidia di chi aspetta in fila dal dottore. Ma tranquilli, tutto verrà chiarito… ovviamente senza sconti. Per ora, godiamoci questa brillante dimostrazione di efficienza a uso e consumo della trasparenza, rigorosamente made in Italia.



