Secondo il testo, mai dall’ultima guerra mondiale l’Europa ha vissuto tempi così duri. Colpa di Russia, ovviamente, alleata ideale di un giudizioso cocktail di minacce ibride che include terrorismo, cyberattacchi e perfino rischi climatici (perché la crisi climatica ormai è pure una questione militare, tanto vale mettere tutto in un’unica pentola). Il ruolo della Russia – l’unico vero nemico dichiarato insieme ai miseri pedaggi di Iran, Corea del Nord e Bielorussia – illumina la scena di un pericolo imminente, mentre la Cina viene gentilmente bollata come “competitore strategico” che si diverte a supportare il nemico e costringe l’UE a rivedere i suoi amori economici e a irrobustire una fantomatica resilienza contro l’impero cinese.
NATO viene ovviamente incoronata pilastro imprescindibile della difesa collettiva, mentre i deputati europei ci tengono a ribadire l’inevitabilità di una UE che dovrebbe diventare più autonoma – ovviamente sempre “in sinergia” con NATO per evitare incidenti di percorso come doppioni e sprechi inutili. L’interoperabilità militare, l’acquisto congiunto di armi, la cooperazione industriale e la standardizzazione sono le nuove parole d’ordine per un’Europa finalmente compatta (sia pure solo in apparenza) pronta a una guerra qualunque, purché sia firmata e coordinata dal quartier generale atlantico.
Il rapporto celebra con entusiasmo l’ampliamento dei SDP con partner “affini” di tutta Europa e dell’Indo-Pacifico, con un occhio di riguardo a Ucraina, nuova stella polare strategica della politica europea. Non bastano almeno qualche pallottola, ma servono appoggi militari, industriali e politici ben decisi, garanzie di sicurezza e, ciliegina finale, la chicca della confisca dei beni russi congelati per ricostruire un paese piegato dalla guerra secondo i canoni del diritto internazionale – o almeno così si spera. Ovviamente si vorrebbe formalizzare una partnership “strategica” con Ucraina, perché più formale è, più fa figo e meno ci si mette in discussione.
Le parole del relatore a commento del voto
Michal Szczerba, relatore polacco del Partito Popolare Europeo, ha espresso la sua verità implacabile dopo il voto:
“Mai nella storia dell’UE ci siamo trovati davanti a sfide di sicurezza tanto imponenti o a così tanta incertezza. In questo contesto volatile, dobbiamo reagire con forza: ci servono partnership difensive che costruiscano sfere d’interesse comune contro sfere d’influenza e imperialismi. Questo rapporto apre un nuovo capitolo per l’ampliamento e il potenziamento dei partenariati europei. Nel tenere a bada l’imperialismo russo, nessun partner è più importante di Ucraina. Gli ucraini non solo difendono l’UE, ma hanno anche costruito la forza militare più temprata, efficace e innovativa d’Europa. È interesse fondamentale europeo approfondire la partnership con Ucraina, incluso il settore difesa e l’innovazione. Il sostegno a Ucraina è la base della difesa europea. La riorientazione strategica degli Stati Uniti impone ai Paesi membri di investire di più e colmare le lacune critiche, intensificando la cooperazione con altri Paesi NATO come Regno Unito, Norvegia e Canada. La vera autonomia strategica dipende da alleanze che forniscono capacità concrete, interoperabilità, deterrenza e resilienza.”
Il testo, con il suo carico di buone intenzioni e dichiarazioni roboanti, è stato approvato con 440 voti favorevoli, 119 contrari e 85 astensioni. Come dire, una maggioranza abbastanza solida per continuare a giocare ai soldatini europei, sempre sotto l’occhio vigile e rassicurante dell’ombrello NATO.



