Bill Gates ha deciso proprio all’ultimo momento di ritirare il suo intervento previsto all’“India AI Impact Summit”, l’evento principe con cui l’India sogna di diventare regina mondiale della governance dell’intelligenza artificiale. Peccato che la sua assenza arrivi in uno dei momenti più ‘tranquilli’ della sua carriera, esattamente quando i riflettori mediatici si sono accesi sul cosiddetto “archivio Epstein”, un pacchetto di documenti freschi freschi che rinfacciano la sua amicizia – così ’innocente’ – con il discusso finanziere Jeffrey Epstein.
La famosa e tanto ammirata Gates Foundation ha giustificato la sua defezione con il nobile scopo di evitare “distrazioni” e di mantenere la scena sulle “priorità chiave” del summit, come se l’ombra di scandali internazionali potesse essere così facilmente ignorata. Nel frattempo, un dirigente qualsiasi della fondazione ha preso il suo posto sul palco indiano, assicurando la continuità delle attività della fondazione in India. Una sostituzione all’altezza del mito, insomma.
Non sfugge però che l’evento fosse già un mosaico di tensioni: cambi di programma a raffica, organizzazione traballante e un’accozzaglia di critiche logistiche. Insomma, più che un summit sulla tecnologia sembrava un episodio di una soap opera mal scritta. La scelta di Gates di defilarsi all’ultimo momento ha solo aggiunto pepe alla già bollente polemica, in un contesto dove le defezioni eccellenti non sono certo una novità.
Il tempismo è quello che fa più discutere, ovviamente. Nei giorni scorsi, infatti, è stata rinfocolata l’attenzione su quei legami tanto ‘pericolosi’ tra Gates ed Epstein. Un rapporto che lo stesso miliardario ha descritto in passato come un errore di cui si pente profondamente, benché purtroppo non abbia pensato di sparire dal dibattito pubblico fino a questo momento.
In parallelo, il rinnovo della circolazione di nuovi documenti sul caso Epstein ha rilanciato un ciclo mediatico di inferenza e suspance, facendo anche capolino all’interno del summit indiano, quasi a voler dire: “Vedete? Non si scappa.”
I files che riguardano Gates
Gates si è lasciato andare al rimpianto per “ogni minuto” trascorso insieme a Epstein, ma la sua ex consorte Melinda ha affilato il coltello, chiedendo risposte che ancora mancherebbero su questa controversa relazione con il finanziere, morto suicida in cella nel 2019.
Tra i documenti trapelati, spunta una bozza di e-mail in cui lo stesso Epstein si produce in dettagli che sembrano usciti da un romanzo pulp: sostiene infatti che Gates avesse rapporti extraconiugali, con un carnet scandito dal ‘prelievo’ di farmaci per sanare “le conseguenze delle sue relazioni sessuali con ragazze russe” e con tentativi tutt’altro che ortodossi di coinvolgere donne sposate. Insomma, un quadro fresco fresco che sta scuotendo le sale eleganti della filantropia globale.
La versione della Fondazione Gates
In tutta questa sceneggiata a tinte forti, la risposta ufficiale della Gates Foundation è di quelle che vorrebbero farti pensare a un manuale di diplomazia: nessun collegamento diretto tra il ritiro di Gates e il polverone Epstein viene ufficialmente riconosciuto, se non sotto forma di quella classica – e vaghissima – “necessità di mantenere il focus sull’agenda.” Comodo, no?
Peccato che la presenza di Gates al summit sia stata una ruota panoramica di conferme e smentite, con la sua apparizione e sparizione dai comunicati ufficiali, creando un clima di suspense degno di una stagione di thriller politico. I media indiani e internazionali si sono ovviamente divertiti a gonfiare la questione, trasformando il prestigioso summit in un palcoscenico per gossip globali.
Nel frattempo, sul palcoscenico di Nuova Delhi, la politica indiana ha cercato disperatamente di riportare l’attenzione su temi più ‘terra terra’: investimenti, regolamentazioni, sicurezza e social impact dell’intelligenza artificiale. Un piano ambizioso per presentarsi come un centro affidabile non solo di innovazione tecnologica, ma anche di definizione di standard e impegni condivisi.
Però, diciamo la verità, l’obiettivo rischia di essere travolto dal rumore di fondo di scandali e polemiche che ormai hanno tolto il posto alle strategie e alle visioni lungimiranti.
Infine, resta tutto da vedere se l’addio improvviso di Gates avrà un qualunque impatto sui rapporti istituzionali e filantropici in India. La sua fondazione da anni detiene un ruolo chiave soprattutto in ambiti come la sanità pubblica, l’innovazione agricola e lo sviluppo. Nel breve periodo, tuttavia, quella che colpisce è soprattutto la portata simbolica: in un vertice che si sarebbe dovuto dedicare al futuro e alla fiducia, l’unica vera notizia è che la star più attesa… semplicemente non si è fatta vedere.



