Inchieste urbanistiche e famiglie nel limbo mentre le imprese implorano una legge che risolva finalmente il caos milanese

Inchieste urbanistiche e famiglie nel limbo mentre le imprese implorano una legge che risolva finalmente il caos milanese

Sbloccare la giungla urbanistica di Milano con una bella legge ad hoc. Tradotto: un glorioso “Salva-Milano”. Questo è il dolce sogno di quel comitato delle famiglie sospese e dell’Unione Artigiani di Milano, che ci tengono tanto a porre fine a questo caos burocratico da far impallidire qualsiasi serie tv thriller.

Questa coraggiosa richiesta arriva dopo le scintillanti parole del vicepremier Matteo Salvini, che martedì scorso ha deciso di rinfocolare il dibattito con la solita norma sui cantieri “sotto inchiesta”. Come dire: più burocrazia, più problemi!

Tre motivi da brivido per una legge “salva-tutto”

I firmatari, armati di una pazienza leggendaria, dichiarano che le parole del leader leghista “confermano ciò che ripetiamo da mesi: serve una nuova legge nazionale per sbloccare Milano”. Non una richiesta piccola, eh.

Le tre ragioni? Eccole ripegate con amore:

Prima: la normativa attuale è un caos totale, piena di contraddizioni e ambiguità. Insomma, un’autentica festa dell’incertezza da cui nessuno riesce a uscire.

Seconda: non siamo noi a dirlo, ma pare che anche i magistrati della procura abbiano ammesso durante un incontro che il problema, sorpresa!, è puramente normativo. Ecco perché se è colpa del sistema, ci vuole un sistema nuovo.

Terza: le forze sociali milanesi – associazioni, comitati e cooperative – si sono unite per abbracciare la causa e spingere per una scossa legislativa radicale. Insomma, tutti d’accordo che così no, non si può andare avanti.

Dicono candidamente: “Come si fa a comprare una casa in un cantiere, mettendo la propria tranquillità nelle mani di un orientamento giuridico incerto? Meglio affidarci a roulette russe, tanto poi qualche giudice decide a caso”.

Questa roulette russa delle decisioni, a seconda del giudice o della persona “giusta”, ha creato una divisione netta tra i cittadini “di Serie A” e quelli “di Serie B”. Un’inquietante fotografia dell’ingiustizia che scaturisce dal vuoto legislativo.

Secondo loro, questo è lo specchio perfetto dell’urgenza di una norma chiara e uniforme, su tutto il territorio nazionale. Finalmente una legge che dica “stop” alla lotteria dei cantonali e sblocchi un futuro meno kafkiano per i milanesi.

Lo stallo che paralizza investimenti e imprese

Nel frattempo, lo stallo burocratico e l’incertezza normativa non sono solo irritazioni da caffè, ma minacciano di diventare un boomerang micidiale per l’economia locale. Dichiarano i firmatari: le imprese già soffrono un blocco nelle decisioni strategiche, costrette a rimandare investimenti cruciali come se fossero eventi mondani da calendario incerto.

Tutto questo, perché questa sinfonia di norme contraddittorie e tempi da lumaca rende impossibile programmare un futuro solido. Mica male come colpo per un’economia che vorrebbe semplicemente andare avanti senza inciampare continuamente su cavilli incomprensibili.

Al centro di tutto c’è la sostenibilità economica dei cantieri e degli interventi in corso o previsti. Le imprese, si ribadisce, lavorano su equilibri già fragili impostati da tempo, ma ogni ulteriore incertezza legislativa o ritardo rischia di far saltare il banco, con conseguenze ben più serie di qualche ritardo burocratico:

si parla di colossali impatti finanziari, perdita di posti di lavoro, conseguenze su cantieri fermi, commesse saltate e l’indotto tutto in ginocchio. Un vero e proprio “effetto domino” del disordine normativo che qualcuno si ostina a non voler sistemare.

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