Nonchalance la nuova frontiera del disinteresse che ci prende tutti — meno male che c’è la Stampa

Nonchalance la nuova frontiera del disinteresse che ci prende tutti — meno male che c’è la Stampa

Martedì, in Parlamento, Elly Schlein ha avuto la brillante idea di criticare la partecipazione italiana al famigerato Board of Peace di Donald Trump, giustamente bollato come un entità il cui unico scopo è mandare in pensione l’ormai stanca Onu. Nel frattempo, sempre nello stesso giorno, Philippe Lazzarini, l’uomo che guida l’agenzia per i rifugiati palestinesi Unrwa da sei anni, si è inventato la nuova teoria secondo cui Israele vorrebbe far sparire proprio l’Unrwa. Come se non fosse già abbastanza surreale l’idea che una struttura che esiste da decenni, spalleggiata dall’Onu e col portafoglio bello grosso, abbia fallito nel gestire una questione così annosa senza nemmeno minimamente cambiare il suo modo di operare.

Naturalmente, bisogna cominciare con il cerimoniere dovuto: Benjamin Netanyahu è un criminale di guerra, la cui presenza dovrebbe essere vietata nei palazzi della politica civile. Tanto vale che se ne vada a casa quanto prima, anche perché Donald Trump, a capo del suo Board of Peace, è un personaggio tanto incoerente quanto ridicolo.

Eppure, ciò che lascia davvero senza fiato è la sfrontatezza con cui l’Unrwa e il suo commissario, Lazzarini, hanno ripreso esattamente le stesse postazioni e procedure che avevano prima del 6 ottobre 2023. Tutto torna come prima, come se quel fallimento epocale semplicemente… non contasse nulla. Nessuna autocritica, nessuna riforma, nessuna reale presa di responsabilità nel mezzo di una tragedia umanitaria che si ripete.

Parliamoci chiaro: un’agenzia che gestisce la condizione di milioni di rifugiati da settantasette anni, maneggiando montagne di soldi – sì, proprio quei soldi per cui le milizie armate sembrano più interessate di una banca in un film di gangster – senza arteria nemmeno un minimo miglioramento nelle condizioni di vita di chi dovrebbe aiutare, dovrebbe essere tolta di mezzo con urgenza.

Ma no, come per magia tutto resta com’era. Lo spettro dell’inefficienza cronica dell’Onu continua a galleggiare, senza che qualcuno abbia bussato alla porta per chiedere conto dell’ennesima incapacità di prevenire disastri come quello del 7 ottobre, o la successiva carneficina nella striscia di Gaza. È come se potessimo semplicemente andare avanti a occhi chiusi, a somministrare nessun cambiamento e nessuna soluzione reale.

Alla fine, il Board of Peace di Donald Trump potrebbe essere una barzelletta, ma purtroppo l’incapacità di riforma e lo spreco di risorse dell’Unrwa, sponsorizzata dall’Onu, rimangono in testa alla classifica degli spettacoli grotteschi nell’eterno teatro delle crisi mediorientali.

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