La tanto citata inflazione “core”, quella che esclude le voci più insidiose come energia, cibo, alcolici e tabacco, si è appena abbassata da un modesto 3,2% a un ancora più mesto 3,1%. Non proprio il trionfo da copertina, ma almeno qualche scivolata verso il basso. A dirlo è stato il capo economista del ONS, Grant Fitzner, che su X ha tirato fuori dagli archivi un certo ottimismo: la caduta del prezzo della benzina — sorpresa! — ha contribuito a far respirare l’economia britannica e, per non farsi mancare niente, anche i biglietti aerei sono ritornati a costare meno dopo il rincaro di dicembre.
Se aggiungiamo a questo melodramma la discesa dei prezzi di pane, cereali e carne, non possiamo certo ignorare che qualche balzo all’insù l’hanno fatto hotel e cibo da asporto, per mantenere vivo lo spettacolo del carovita. Nel frattempo, la sterlina si è semplicemente comportata da sterlina, oscillando impercettibilmente sul dollaro a $1,3562, quasi annoiata da cotanta prevedibilità.
Inflazione, tassi, e la danza della Banca d’Inghilterra
Il Banco d’Inghilterra, che pure fa finta di avere tutto sotto controllo, si affretta a studiare ogni singola cifra nella speranza di trovare conferme per la sua favola preferita: “l’inflazione scenderà vicino al 2% entro aprile”. Che romantico. L’appiglio sono i dati sul lavoro resi noti martedì, che sembrano suggerire non solo un mercato del lavoro fiacco, ma anche un lieve sollievo dalle pressioni inflazionistiche, con la disoccupazione che ha raggiunto il 5,2%, un livello più alto che da cinque anni a questa parte. E mentre la crescita salariale, la stella polare della Banca d’Inghilterra, si indebolisce più velocemente di quanto ci si sarebbe aspettati, l’economia tira avanti alla meno peggio con uno scarsa crescita dello 0,1% nel quarto trimestre del 2025.
La suspense non finisce qui: venerdì prossimo, la pubblicazione dell’indice dei direttori agli acquisti (PMI) promette di regalarci un altro episodio di questa saga economica di lenta agonia.
Secondo gli oracoli economici, la Banca d’Inghilterra potrebbe addirittura concedersi il lusso di una riduzione dei tassi d’interesse, oggi al 3,75%, già nella riunione di marzo. Sarebbe un vero colpo di scena, considerando che da anni l’inflazione ostinata è stata come il tallone d’Achille del Regno Unito, costringendo la banca a tenere la politica monetaria rigorosa come una trincea.
Zara Nokes, analista globale di J.P. Morgan Asset Management, ha espresso un entusiasmo da primo giorno di vacanza:
“Il dato di oggi mostra una decisa discesa dell’inflazione generale, con una disinflazione ben distribuita tra i vari settori. È un passo significativo che dovrebbe continuare, avvicinandoci al miracoloso obiettivo del 2% entro aprile.”
“Il recente rallentamento della crescita salariale dovrebbe inoltre placare l’inflazione nei servizi, quella fastidiosa gnagna che ha tormentato il Banco d’Inghilterra per anni.”
“La Banca ha quindi spazio per qualche altro taglio da 25 punti base prima di raggiungere il tasso neutrale, e stando agli ultimi dati sull’occupazione, è probabile che questi tagli siano concentrati all’inizio.”
Nel frattempo, Danni Hewson, capo analista finanziario di AJ Bell, ha deciso di aggiungere ulteriore pepe alla ricetta fiscale:
“I dati recenti sull’economia stagnante e il mercato del lavoro lento aumentano le probabilità che la Banca tagli i tassi a marzo.”
“E non solo: cresce anche l’ipotesi che i tassi possano scendere fino al 3% entro fine anno.”
Insomma, benvenuti a questa nota tragicomica dove l’inflazione fa il gioco delle tre carte, i politici e i banchieri fan finta di dirigere l’orchestra, e noi poveri spettatori continuiamo a pagare il biglietto per assistere allo spettacolo più prevedibile dell’anno: la speranza di tempi migliori camuffata da numeri appena appena meno brutti. Preparate i popcorn.



