Che sorpresa: Abderrahim Mansouri “non aveva una pistola, non solo non l’ha puntata contro, non ce l’aveva proprio”. Questa perla di saggezza arriva dai due eroi della giustizia, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, paladini della famiglia del povero 28enne freddato il 26 gennaio in via Impastato da un agente di polizia durante un semplice controllo antidroga. Perché, si sa, in questi casi i fatti si tingono sempre di mille colori.
Non si fatica a immaginare il sequel: mentre aspettano con ansia i risultati delle analisi sulla pistola che per gli agenti sarebbe stata impugnata da Mansouri, la narrazione ufficiale vacilla miseramente. Perché, a quanto pare, sull’arma non c’erano impronte digitali. Una piccola dimenticanza, o forse la grande scoperta dell’anno: secondo gli avvocati lui “non l’aveva” e qualcuno l’avrebbe piazzata sul posto del delitto a mò di macabra scenografia. Ma certo, un dettaglio da poco.
La versione “del tutto diversa” degli avvocati Piazza e Romagnoli poggia anche sulle testimonianze raccolte — quei testimoni misteriosi di cui, sorpresa, gli agenti avrebbero voluto fare completamente a meno nei loro racconti ufficiali. D’altronde, l’inchiesta non si fa con i fatti, ma con le versioni convenienti.
Gli agenti sotto inchiesta? Un semplice dettaglio
Intanto, per aggiungere un po’ di pepe a questa soap opera giudiziaria, non basta il 42enne che ha premuto il grilletto come unico indagato. No, perché da ieri si sono aggiunti altri quattro commilitoni con la lussuosa accusa di favoreggiamento e omissione di soccorso. Un’accusa che rende tutto più interessante.
Perché, nel regno della trasparenza, i nostri eroi del controllo avrebbero cercato di nascondere la presenza di testimoni oculari quel fatidico tardo pomeriggio. E – ciliegina sulla torta – avrebbero pure rallentato la chiamata ai soccorsi. D’altronde, qualcuno doveva pur svelare al mondo intero come si combina tanta professionalità poliziesca, giusto?
Gli interrogatori sono previsti per giovedì 19 febbraio, quando l’inchiesta del procuratore Marcello Viola e del pm Giovanni Tarzia farà luce sull’incredibile saga di questa sparatoria tra un agente e un giovane segnato dal destino, o forse solo da una pistola fantasmatica.



