La geopolitica è di nuovo protagonista, tanto per cambiare, con i mercati che monitorano con il fiato sospeso i dialoghi ad alta tensione tra Stati Uniti e Iran, nonché tra Ucraina e Russia, svoltisi a Ginevra. Ovviamente, tutto si presenta come una partita di scacchi diplomatica dal sapore così fresco che quasi ci si dimentica che la guerra in Ucraina va avanti da quasi quattro anni.
Le trattative tra Kiev e Mosca sono l’ennesimo episodio di un negoziato sponsorizzato proprio da Washington, con l’aria di chi sta cercando di tenere insieme i pezzi senza troppi successi concreti. Si sono aperte martedì e dovrebbero chiudersi mercoledì, anche se ancora non si registra nulla di concreto all’orizzonte. Nel frattempo, Mosca ha deciso di “contribuire” bombardando l’infrastruttura energetica ucraina, per fortuna con il plauso solare del sempre sornione Volodymyr Zelenskyy.
Al contrario, i colloqui tra Washington e Teheran sembrano procedere con qualche passo in più verso un accordo, o qualcosa che somiglia vagamente a una pace. Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha rivelato che le parti hanno raggiunto una “comprensione generale” sui “principi guida”. Tradotto: hanno deciso di andare d’accordo sulle regole del gioco, anche se nessun patto definitivo è stato siglato. Notizia che ha subito rasserenato i mercati, con i futures sul petrolio che hanno deciso di farsi una pennichella in calo.
Nel frattempo, sui mercati azionari americani si consuma il solito teatro dell’assurdo: i futures sono leggermente in rialzo, trainati dal Nasdaq che si è tolto lo 0,25%, dopo un martedì così fiacco da poter essere paragonato a un caffè annacquato. Gli investitori, naturalmente, tremano al solo pensiero dell’impatto dell’intelligenza artificiale. Il settore software, già in crisi da tempo per l’incubo della rivoluzione AI, continua a perdere pezzi: colossi come CrowdStrike e ServiceNow hanno lasciato sul campo rispettivamente il 3,6% e l’1,1%.
In un’intervista che lascia poco all’immaginazione, il CEO della promettente start-up europea Mistral AI ha previsto che più della metà dei software aziendali attuali sarà sostituita dall’intelligenza artificiale. Qualcuno aveva dubbi? L’occasione è stata l’annuale summit sull’impatto della AI in India, dove, dopo annunci roboanti, spicca la promessa del magnate Adani di investire la bellezza di 100 miliardi di dollari in data center entro il 2035. Niente male per chi pensa ancora che la tecnologia sia un semplice vezzo.
Mercoledì ci regalerà anche i dati sull’inflazione al consumo nel Regno Unito, perfettamente in linea con la triste sinfonia dell’economia britannica: il tasso di disoccupazione è salito al livello più alto degli ultimi cinque anni, mentre la crescita salariale ha deciso di rallentare per l’ultimo trimestre del 2025. Efficienza e ottimismo a Londra, insomma.
Non potevano mancare i riflettori puntati su Bayer, la multinazionale tedesca delle scienze della vita. La sua controllata Monsanto ha firmato un accordo da capogiro, fino a 7,25 miliardi di dollari, per cercare di mettere a tacere migliaia di cause legali che accusano il loro erbicida, il famigerato Roundup, di provocare il cancro. Un gesto di rara magnanimità, senza dubbio.
Cosa c’è da sapere oggi
L’azienda Anthropic ha lanciato la sua ultima meraviglia, il modello AI Claude Sonnet 4.6, seconda grande release in meno di due settimane. Per la gioia degli amanti della tecnologia, non c’è mica da distrarsi.
Nel frattempo, le esportazioni cinesi continuano a deprimere i flussi di merci nel porto più grande degli Stati Uniti, quello di Los Angeles, confermando che gli impegni di Pechino di acquistare più prodotti agricoli americani sono puramente il frutto di un’aspirazione, non certo di una strategia concreta.
Meta non vuole certo perdere il treno dell’AI: ha ampliato l’accordo con Nvidia per usare milioni di chip AI, compresi i nuovissimi CPU standalone di Nvidia e i sistemi di prossima generazione chiamati Vera Rubin, nei suoi data center dedicati all’intelligenza artificiale. A proposito di Nvidia, l’azienda sta pure collaborando con venture capital indiani per finanziare start-up dedicate all’AI, cavalcando la crescita infernale del mercato tecnologico indiano.
Nel frattempo, l’Iran ha deciso di chiudere parzialmente lo strategico stretto di Hormuz, giusto per mantenere alto il livello di mistero e preoccupazione. Le autorità parlano di “precauzioni di sicurezza” mentre la Guardia Rivoluzionaria iraniana sfoggia esercitazioni militari nella zona.
Nel Giappone, invece, si festeggia con una crescita delle esportazioni del 16,8% su base annua a gennaio, la migliore performance in più di tre anni, tanto per dimostrare che la crescita è una questione di fortuna, non di realtà economica globale.
E per finire, l’investitore miliardario David Tepper, guru dell’hedge fund Appaloosa Management, continua a scommettere su Micron e sulle azioni coreane, entrambi noti per essere legati all’industria dell’intelligenza artificiale. Perché ovviamente, quando si parla di AI, la regola è: tuffarsi senza pensarci troppo.
La corsa all’esperienza nella pazza Cina
Non c’è niente di più attraente del caos festivo in Cina in occasione del Capodanno lunare. Si svuotano le strade di Pechino giorni prima, perché tutti – e ribadiamo, tutti – si precipitano a raggiungere le proprie città natali o a fuggire in qualche angolo meno affollato. Il risultato? Una quiete insolita sostituisce la consueta tensione dello smartphone che vibra e delle corse forsennate verso il lavoro o la scuola.
E dove vanno i locali? Ovviamente, si lanciano con entusiasmo su esperienze immersive, quelle chicche di tendenza che sembrano indispensabili per sentirsi moderni, mentre il mondo intorno va a rotoli.



