Guardate un po’, i mercati europei si sono svegliati dal torpore mattutino con un sorriso timido, grazie a dati sull’inflazione nel Regno Unito che avrebbero potuto essere peggio e a uno sguardo curioso su quello che succede nel resto del pianeta. Il paniere pan-europeo Stoxx 600 ha guadagnato circa lo 0,5% poco dopo l’apertura, mentre il FTSE 100 britannico e il francese CAC 40 si sono accontentati di un +0,3%, con il tedesco DAX che ha preferito osare un 0,4%, come un adolescente che cerca di farsi notare.
Nel frattempo, il gigante tedesco delle scienze della vita Bayer ha deciso di sprofondare un po’ di più, perdendo il 7,3% nelle prime battute di borsa. Proprio un regalo dell’amata Monsanto, che ha pensato bene di proporre un risarcimento da 7,25 miliardi di dollari per mettere fine alle cause che sostengono che il killer delle erbe Roundup provochi il cancro. Un’offerta simpatica per un problema così leggerino.
Un aggiornamento da Bayer? Si aspetta che le riserve e le passività legali volino da 7,8 a 11,8 miliardi di euro, con ben 5 miliardi destinati a saldare conti giudiziari nel solo 2026. Ah, e non dimentichiamoci della chicca finale: la società prevede un flusso di cassa negativo entro l’anno, giusto per non dimenticare la crisi da cui arriva.
Passando al Regno Unito, l’inflazione di gennaio ha fatto un piccolo tuffo al 3%, proprio come previsto dagli economisti. Prima che qualcuno si senta ottimista, va ricordato che è solo un calo dal 3,4% di dicembre, niente di cui festeggiare per le strade. Il Office for National Statistics ha confermato tutto con quella pacatezza che più pacata non si può.
David Smith, manager del portafoglio al Henderson High Income Trust plc, ha commentato con l’aria di chi ha appena scoperto l’acqua calda:
“Il Regno Unito ha sofferto un’inflazione più alta e più duratura rispetto a USA ed Eurozona, ma finalmente i dati odierni mostrano che la marea sta cambiando. L’inflazione dovrebbe scendere al 2% entro la fine dell’anno, se non prima, aprendo la porta a possibili tagli dei tassi da parte della Bank of England.”
Nel frattempo, la sterlina continua il suo placido balletto, ferma contro il dollaro a quota 1,3562, senza infamia né lode, e i rendimenti dei gilts britannici non si scaldano neppure dopo queste luminose prospettive.
Naturalmente, pochi giorni fa, la sterlina aveva fatto dietrofront e i rendimenti erano precipitati dopo che era emerso che la disoccupazione britannica ha raggiunto il massimo degli ultimi cinque anni, con una crescita salariale che ha rallentato fino a sembrare un bradipo stanco. Ma non preoccupatevi, nulla di cui preoccuparsi in un’economia così vivace.
Le prossime star della daytona: Glencore, BAE Systems, Orange e Euronext
Il calendario degli utili del mercoledì promette scintille: terremo d’occhio Glencore, BAE Systems, Orange e Euronext. Chissà, magari qualcuno si sveglierà dal torpore con risultati sorprendenti o deluderà con la consueta prevedibilità.
In Asia, tutti fanno festa… tranne i mercati, sempre più silenziosi
In Asia l’atmosfera è da festa, o meglio, da festività lunari: mercati di Cina, Hong Kong, Singapore, Taiwan e Corea del Sud chiusi per celebrare il nuovo anno, con un thin trading che ha dato aria ai pochi coraggiosi rimasti. Per un giorno, almeno, niente frenesie da trading ma solo silenzio. Ma non durate troppo a godervi la calma, la tempesta arriverà presto.
Oltre Oceano, i futures statunitensi hanno ballato sul filo delicato della parità, dopo una seduta del martedì sorprendentemente fiacca, come se gli investitori avessero troppo caffè ma nessuna voglia di prendere decisioni importanti.
Lo spettacolo imperdibile: i verbali Fed e il PCE
Mercoledì l’attenzione si sposterà sugli attesissimi verbali della Federal Reserve riguardo alla riunione di gennaio. Ora, non fatevi illusioni: si tratta di pagine e pagine di linguaggio da burocrate, ma esperti e fanatici del mercato elementi tragicamente seri li analizzeranno parola per parola come se fossero testi sacri.
Il vero appuntamento che promette scintille è però venerdì, con l’indice dei prezzi delle spese personali per consumi (PCE), l’indicatore preferito della Fed per misurare l’inflazione. Sarà, ovviamente, un’occasione d’oro per qualche risata amara sulle prospettive economiche e sul nostro incrollabile ottimismo.



